Mercoledì delle ceneri – Quaresima 2021

Mercoledì delle Ceneri

Tra il 1347 e il 1350, un quarto della popolazione europea morì in una delle peggiori epidemie di peste. Per i viaggiatori, venne istituito un periodo di isolamento di quaranta giorni, la quarantena. I medici indossavano indumenti protettivi in pelle. Comparirono strani rimedi da ciarlatani. Le persone infette furono confinate nelle loro case, sulla cui porta veniva dipinta una croce. Si individuò la colpa in un Dio che punisce i peccati dell’uomo. Ma poiché è difficile attaccare Dio, gli ebrei erano spesso usati come capri espiatori, una teoria del complotto ricorrente nel corso della storia. Gli ospedali erano pieni. L’economia crollò. Gruppi di penitenti e flagellanti sfilavano in processione nelle strade delle città, cantando litanie per scongiurare l’ira di Dio. E anche per confortarsi a vicenda, perché, quando soffriamo o ci confrontiamo con la mortalità, ci sentiamo spaventati dalla solitudine e dal caos interiore che scopriamo dentro di noi. Le nostre abitudini vanno in frantumi e le cose di cui ci lamentiamo di solito sono travolte da paure che mettono in discussione tutto ciò che pensiamo di sapere.

Perché la cenere? È un simbolo antico che ci ricorda la natura mortale dell’uomo. “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”. Adamo (il nome significa “terra”) udì Dio pronunciare queste parole quando i suoi occhi si aprirono in seguito alla sua disobbedienza e quando, per la prima volta, si è vergognato della sua nudità. Giobbe si coprì di cenere quando le sue sofferenze lo hanno sopraffatto. Mettere la cenere sulla nostra fronte oggi è una sorta di magia compassionevole o di omeopatia con cui usiamo una piccola quantità di piante per stimolare un processo di guarigione. Ogni guarigione è auto-guarigione, ma spesso ha bisogno di aiuto dall’esterno. (“Va’, la tua fede ti ha guarito”, dice Gesù a qualcuno che ha curato). La cenere indica l’accettazione della nostra mortalità. Stranamente, ci fa sentire meglio perché non la neghiamo più. Viviamo vite migliori quando accettiamo che siamo polvere, perché allora vediamo di essere anche più che solo polvere.

Perché mercoledì? Non ne sono sicuro. Forse perché è in mezzo alla settimana. Probabilmente perché inizia il conto alla rovescia dei 40 giorni prima della Pasqua. Forse perché è il giorno di Woden (Odino), il dio dell’elemento terra. Più importante di ciò è chiedersi: “userò questo periodo per diventare maggiormente consapevole che la vita è un viaggio spirituale”? Non esiste una vita spirituale nella mia esistenza a cui devo fare spazio. La vita stessa è il viaggio spirituale. In tal caso, come vivrò la Quaresima quest’anno?

Forse può iniziare mettendo un po’ di cenere sulla fronte per ricordare a te stesso che sei mortale – ma anche molto più che mortale. Ciò mostra che su questo siamo tutti insieme. Anche in una pandemia (crudele ma non così grave come quella del XIV secolo), durante i lockdown, possiamo far crescere un senso di comunità. Invece di partecipare a processioni autoflagellanti, meditiamo online almeno una volta alla settimana con gli altri. Invece di indossare il sacco e la cenere, recitiamo il mantra con maggiore attenzione e fedeltà. Adottiamo un approccio più contemplativo alla situazione in cui ci troviamo.

Per iniziare, potreste fare un corso per ripassare gli insegnamenti essenziali della meditazione cristiana, sul nostro nuovo sito della comunità internazionale [il corso è in inglese, NdR]. C’è un timer, un breve video animato che introduce la meditazione e due corsi gratuiti che si trovano alla pagina “Come meditare” (wccm.org/meditate/how-to-meditate/).

Non vedo l’ora di intraprendere con voi il viaggio della Quaresima, scrivere queste riflessioni sarà il mio compito quaresimale che spero vi possa essere utile.

Laurence