Mercoledì della Settimana Santa 2021

Mercoledì della Settimana Santa – 31 marzo 2021 

Vangelo Mt 26,14-25: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino.

Al centro di ogni tradizione spirituale c’è l’esperienza religiosa, mistica del suo fondatore. È questa che dà forza legittima ai suoi insegnamenti e risveglia pian piano nei seguaci la sensazione di essere chiamati alla stessa conoscenza ed unione con Dio. Nessun maestro spirituale autentico, anzi nessun vero maestro, vuole tenere per sé la sua esperienza come possibilità per dominare gli altri. Durante l’Ultima Cena Gesù disse ai suoi discepoli: “Vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi”. A queste parole rimasero turbati. Avrebbero preferito considerarlo come loro maestro, come quando Pietro gli disse: “Non mi laverai mai i piedi”, piuttosto che come un amico. Anche se uno sa più dell’altro, gli amici rimangono uguali.

In un certo senso non è vero che Gesù condivideva ogni cosa con i suoi discepoli. Ha provato a farlo, ma loro sono stati lenti nell’ampliare i loro orizzonti per riceverlo. È sempre pericoloso essere un discepolo, imparare, perché il nuovo insegnamento ci cambia. Più si impara, più il mondo diventa estraneo. Il continuo adattamento alla nuova visione della realtà ci rende vulnerabili. Quello che ha detto Gesù, comunque, era vero: sapeva che col tempo la resistenza dei discepoli si sarebbe attenuata. I discepoli, o alcuni di loro, sarebbero poi stati capaci di accogliere ciò che desiderava tanto insegnare loro. Ma ha lasciato un deposito delle sue rivelazioni (il deposito della fede) che sarebbe stato attivato dopo averli lasciati ed essere ritornato in un modo che infondeva conoscenza. Tutto quello che dovevano fare era riconoscerlo.

L’esperienza che voleva condividere era per sua stessa natura destinata ad essere condivisa e non posseduta. Condividere è trasformazione di tutto quello che si è dato o ricevuto. Nella piena condivisione anche la distinzione tra maestro e discepolo è superata. La tradizione mistica ebrea lo ha espresso nel concetto di “tikkun olam” che si applica concretamente a situazioni sociali e politiche, tutte le sofferenze umane chiedono che venga praticato. Il termine significa “riparazione del mondo”. Abbiamo imparato che “condividere ogni cosa” è la grande guarigione che corregge lo squilibrio, il peccato del mondo e lo riorienta verso Dio.

‘‘Tikkun Olam” è riflesso nell’ideale del Bodhisattva nel buddismo. Chi si impegna in esso dedica tutto quanto riceve dalla pratica spirituale ad alleviare le sofferenze del mondo, non le proprie. San Paolo comprese questo essere incentrati sull’altro nell’ambito della chiamata per conoscere Dio:  “Sono stretto da due lati: da una parte ho il desiderio di partire e di essere con Cristo, perché è molto meglio; ma, dall’altra, il mio rimanere nel corpo è più necessario per voi” (Fil. 1, 23-24). Anche nel Sufismo l’individuo che è guarito delle sue auto-divisioni sulla via dell’amore diventa un agente dell’unità per tutti gli altri.

L’esperienza di conoscenza che Gesù desiderava condividere non è qualcosa che aggiungiamo a quanto già sappiamo. È il dono rigenerante di sé all’altro. Quando la gente scherniva Gesù sulla croce – “Ha salvato altri, salvi se stesso” – non lo ha compreso, ma era pronta per imparare.

Laurence