Mercoledì, 4 Marzo 2020 – Prima settimana di quaresima

La meditazione è una saggezza universale. È al cuore di tutte le grandi tradizioni religiose quale sfida a riconoscere la vera natura dell’umanità. Esprime una radicale intuizione della nostra essenziale semplicità. Non è una teoria – sebbene idee e sistemi filosofici abbondino al riguardo. Ma la meditazione non ha a che fare con il padroneggiare una teoria complessa o con l’immergersi in una conoscenza arcana. Non è legata ad alcun sistema particolare di credenze, tuttavia possiamo validamente parlare di meditazione indù, buddhista, ebraica e cristiana, in un modo che consente di affermare sia la sua universalità sia le sue diverse manifestazioni. Con alcune riserve (ad esempio distinguendola dal consumismo) possiamo parlare anche di una meditazione secolare.

Praticata in questa luce inclusiva, la meditazione fa crescere una comunità di fede composta da persone di diversi credi. In un mondo che si frammenta in divisioni, che spesso negano all’altra parte perfino il diritto di esistere, la meditazione rappresenta una saggezza perenne di sommo valore. Distinguendo tra fede e credenza, che sono così spesso confuse, aiuta a vedere il fondamento comune su cui ci poggiamo insieme con tutta l’umanità.

La sfida è, da una parte, di non banalizzare questa saggezza al fine di far aumentare le vendite; dall’altra, di non farla sembrare qualcosa di esoterico o specialistico. La scoperta che i bambini possono meditare, possedendo il dono non riconosciuto – che gli adulti hanno dimenticato di avere – di saper contattare il silenzio interiore e la quiete, è un grande bene per chiunque voglia condividere largamente il dono della meditazione. Chi può ignorare il silenzio di un gruppo di bambini in profonda meditazione, quale vivido segno dello spirito che viene ad insegnarci? Chi può non rimanerne toccato con un senso di meraviglia?

Una pratica contemplativa è qualcosa che facciamo per se stessa, per semplice amore, non per avere una ricompensa. Qualunque beneficio ne possiamo ricavare è un prodotto secondario e non il motivo per cui praticare. Allora può preparare e formare i bambini fin dall’infanzia ad una vita armoniosa e bilanciata, in cui saranno preparati ad evitare i pericoli dell’estremismo e delle dipendenze. È anche ri-formativa per coloro che hanno già perso la strada e che sono caduti in uno stile di vita disfunzionale e spesso abusante nei confronti di se stessi. La contemplazione ci riequilibra. Ci sostiene nella vita della via di mezzo, il ‘sentiero stretto’ dell’insegnamento di Gesù, che conduce alla sorgente della vita…

Tutte le tradizioni di saggezza affermano il valore e la necessità di vivere una via di mezzo. Evitare gli estremi, non è optare per una vita di ordinarietà, sebbene questo è quanto ritiene una cultura come la nostra, dipendente da stimolanti e novità. La via di mezzo tra gli estremi, la via della moderazione, diviene sempre più affilata, come la lama di un coltello sottile. Alla fine la lama scompare completamente, proprio come in matematica si afferma che il punto abbia una posizione ma nessuna dimensione, nessuno spessore. Il molto piccolo, quando cade sulla lama della via di mezzo, diviene il molto grande, si espande proprio all’infinito.

Laurence Freeman