Meditatio newsletter – marzo 2014

 Una lettera da Laurence Freeman,OSB

Carissimi amici,

Quando, all’inizio di quest’anno, abbiamo dato inizio al corso su Meditazione e Leadership alla Georgetown McDonough School of Business di Washington,

devo ammettere avevo molti dubbi. Qual era la reale motivazione degli studenti del secondo anno del master in Business Administration? Si trattava di un programma intenso e competitivo e gli studenti erano sul punto di ritornare alle loro carriere per scoprire se i loro investimenti finanziari e di tempo avrebbero pagato dei dividendi. Il corso si era riempito velocemente e avevamo addirittura una lista d’attesa. Ma io mi domandavo se un corso sulla meditazione poteva sembrare piacevolmente leggero?

Dopo aver iniziato la prima classe con la meditazione, come avremmo poi fatto anche in seguito, ho detto agli studenti che mi aspettavo meditassero due volte al giorno per venti minuti, mattina e sera, per le seguenti sei settimane. Mi guardarono con gli occhi sbarrati non troppo convinti. Ho spiegato loro che, nell’ambito del tema complessivo della leadership, avrei dato la visione corretta della meditazione: non come se fosse stata scoperta ad Harvard nel 1960, ma nel suo contesto storico, religioso e sociale come uno dei grandi tesori universali della sapienza umana con un grande potenziale ai giorni nostri per salvarci dai nostri enormi errori ed offrire all’umanità la via per raggiungere una nuova coesione e semplicità. Ma, ho detto, è un corso, come la stessa meditazione, che può andar bene per tutti, credenti e non credenti.

Avremmo preso in esame gli studi moderni sulla meditazione – che non sono rigorosamente scientifici come qualcuno pretenderebbe, ma comunque largamente accettati al fine di dimostrare i suoi benefici fisici e psicologici. In seguito avrei chiesto di notare gli effetti della nuova pratica sulla loro vita interiore ed esteriore. Infine avremmo preso in considerazione l’impatto etico e sociale sul loro lavoro e sulla loro professione del fatto di essere un leader di meditazione.

Il mio primo scopo, ho spiegato, era quello di aiutarli a sviluppare la loro pratica quotidiana. Il voto finale non sarebbe stato basato sul loro “successo nel meditare” ma sui loro scritti, la loro partecipazione alle classi, e su come i loro diari e le annotazioni quotidiane avrebbero mostrato un serio sforzo di apprendimento. Come sanno tutti quelli che hanno insegnato meditazione, la conoscenza essenziale che viene trasmessa esiste già nell’interiorità degli studenti. Ogni forma di insegnamento, come la stessa “educazione”, vuol dire riuscire a far emergere proprio quella potenziale conoscenza. Con la meditazione si tratta soprattutto di diventare più consapevoli attraverso la propria personale esperienza. Insegnare la meditazione in una istituzione culturale, avremmo scoperto in seguito, getta una luce anche sulla teoria e sulla pratica educativa della scuola stessa.

Lo spirito di servizio è simile a una lente

che accresce l’ampiezza del successo personale,

molto oltre la piccolezza dell’ego

 

L’insegnante impara di più su ciò che sta insegnando man mano che gli studenti riflettono sulla loro propria esperienza. Il messaggio lanciato è quindi, speriamolo, sia rinforzato che verificato.

Gli studenti erano giovani ed ambiziosi. Cercavano un successo maggiore nello sviluppo del loro potenziale di leadership (l’ultima teoria su cui abbiamo lavorato identifica sei tipi di leader). Prendersi del tempo per studiare può anche essere una inattesa opportunità per riconsiderare la vita. Per alcuni ha significato anche domandarsi il significato di tutto. E con la meditazione nell’equazione e nella norma della corsa alla carriera prevista da un’etica degli affari che non perdona, potrebbe essere l’ultima opportunità per decidere cosa veramente ognuno vuole fare e in quale corsa vuole correre. L’auto-conoscenza della meditazione potrebbe esser rischiosa.

La leadership negli affari è oggi associata a stress, perdita di equilibrio personale e spesso allo sfaldamento della famiglia e delle amicizie. La distruzione di parte della nostra umanità è spesso considerata come il prezzo del successo – uno stano tipo di successo in cui uno guadagna il mondo intero (si spera) ma a costo di perdere il vero se stesso. Il dottor Faust vendette l’anima per la conoscenza e per il potere sul mondo e pagò con la sua vita eterna. Il successo negli affari è spesso un affare tipo Faust, in definitiva un cattivo affare. In vetta alla gerarchia industriale o politica i riconoscimenti finanziari o di status arrivano al prezzo di una umanità compromessa e della perdita della semplice felicità. Il successo personale spesso equivale alla rovina personale.

Siamo noi a farci il nostro mondo. Ma tutto potrebbe essere molto diverso: questo era il messaggio base del corso di meditazione e leadership. Una vita piena e significativa non deve esser ridotta a “carriera di successo” che troppo tardi si rivela essere un pozzo avvelenato da cui le ricompense che si traggono sono solo un ulteriore stress, l’isolamento e la corruzione dei valori personali. Essa invece può indicare il mistero del proprio se stesso come l’essere in relazione o il lavorare in un mondo interdipendente. In questo mondo i risultati personali acquistano un significato più ampio perché vengono potenziati ed enfatizzati dallo spirito di servizio. I valori personali possono essere rispettati e compresi con valori senza tempo.

Lo spirito di servizio è come una lente d’ingrandimento che accresce la dimensione del successo personale, molto oltre la piccolezza dell’ego, nella direzione dell’arricchimento e del benessere della vita degli altri. La differenza – e la meditazione fa la differenza – è la consapevolezza. Noi viviamo e lavoriamo in ambiti consapevoli in cui ognuno svolge un ruolo in spirito di servizio. Questo ideale che sembra attraente è spesso commentato ma è provato in realtà dall’ampiezza di differenza nella distribuzione delle ricompense. La relazione è sottile ma non ingannevole.

La motivazione fa la differenza. Normalmente la si considera solo come una auto motivazione per una spinta verso il successo. “Ripeti a te stesso ogni giorno ‘sono un campione” , è il consiglio di un sito web di motivazione. Ma motivazione vuol dire di più. Non si tratta di stimolare un ego debole e insicuro ma si tratta di approfondire l’impegno personale capendo perché uno sta facendo ciò che sta facendo. L’auto-conoscenza e la chiarezza – chiamiamole umiltà – del leader fanno la differenza. L’originaria qualità della consapevolezza determina la qualità del lavoro e soprattutto la reazione a catena delle relazioni che partono dalla sala del consiglio di amministrazione fino al mercato.

Ho messo alla prova gli studenti dicendo loro di meditare ‘seriamente’ – come faceva John Main mentre imparava dal suo maestro. Seriamente vuol dire due volte al giorno. Apprendevano la meditazione non solo in quanto strumento per un auto miglioramento o un modo di rilassarsi ma come un disciplina personale che avrebbe trasformato il loro modo di vivere. Gli strumenti alla fine si consumano, perdono la punta e si buttano via. Le discipline sono rinnovabili. Gli studenti hanno capito in fretta che erano stati messi alla prova e si sono impegnati con crescente attenzione. Hanno cominciato a tenere delle statistiche delle loro meditazioni quotidiane. Un piccolo gruppo arrivava al 100% , alcuni erano sotto al 40%, ma nella media raggiungevano il 70%. Un ragioniere in classe si è interrogato sull’integrità dell’auto-valutazione. Forse era la mia inclinazione a farmi illusioni, ma i miei incontri personali con gli studenti mi spingevano a dar loro credito.

Affrontare questa sfida come meglio potevano, ha ridefinito il loro concetto di insuccesso. Evidentemente, tutti loro volevano meditare e tutti apprezzavano la sfida e il sostegno offerto e l’amicizia dei loro compagni di classe. Cosa significa ‘insuccesso’ in questo campo dell’esperienza? Se sei al di sotto del 40% ma capisci perché – per esempio perché sei da tempo condizionato da distrazioni senza nemmeno saperlo e ti svegli con lo smart phone in mano perché è l’ultima cosa che hai toccato prima di addormentarti – si può dire che hai sprecato ogni sforzo? O se ti accorgi di offrire la sera un passaggio verso casa ai membri del gruppo, cosa che prima non avresti mai pensato di fare, si tratta di gentilezza o magari di una merce di scambio? Gli insegnanti delle scuole elementari sostengono che la meditazione in classe rende i loro alunni più gentili gli uni verso gli altri. Sembra funzionare anche al livello di studenti di MBA.

All’inizio la sensazione di un insuccesso li ferisce. Ma quando poi si sentono crescere in una nuova acuta percezione, l’insuccesso diventa meno deprimente e anche un nuovo modo di imparare. Alcuni degli studenti erano alla vigilia delle nozze. Forse anche questo li aveva aiutati a vedere la meditazione come una non dissimile sfida, un altro tipo di disciplina. Proprio come l’amore e la relazione esigono la fedeltà e non possono essere ridotti al modello successo-fallimento, così la meditazione viene vista come una disciplina impegnativa ma che offre come ricompensa la liberazione dall’ossessione di vedere tutto in termini di competitività e successo. Alcuni di loro hanno condiviso ciò che stavano imparando con i futuri compagni di vita e hanno cominciato a meditare insieme.

Alcuni si sono innamorati a prima vista della meditazione. Vi si sono lanciati con un senso di scoperta ed entusiasmo che tutti i nuovi meditatori capiscono. Uno studente ha recuperato la sua tradizione religiosa in cui aveva imparato a meditare molto tempo prima. Altri hanno combattuto con l’umiltà del fallimento ma hanno imparato con il lavoro di classe a vedere l’insuccesso in una nuova luce, come un passo per superare le costrizioni dell’ego verso la saggezza e la libertà. Tutti hanno notato che la nuova consapevolezza derivante dalla loro disciplina – qualunque fosse stato il loro punteggio – la si poteva sentire nella loro stessa migliorata capacità di attenzione nello studio e nelle relazioni personali (“lo scorso fine settimana ho notato di aver ascoltato sul serio una logorroica vecchia zia ad una riunione di famiglia”). Gli studenti hanno scoperto e condiviso apertamente il fatto che il primo ed essenziale frutto della loro nuova disciplina era semplicemente la percettività stessa.

Uno di loro si è accorto della differenza rendendosi conto per la prima volta di quante cose belle e interessanti vedeva ogni mattina lungo la strada verso la scuola. “Per oltre un anno ero talmente preoccupato dei miei problemi e progetti da non vedere nemmeno dov’ero”. A volte la disciplina prevista per l’apprendimento di questa nuova consapevolezza è stata paragonata con la decisione di seguire una dieta più salutare o la pratica regolare dell’esercizio fisico. Ci vuole tempo, come si suol dire, per imparare una buona abitudine, ma è il modo migliore per liberarsi di quelle cattive.

Senza renderci conto che siamo essere umani illuminati brancoliamo nel buio alla ricerca di un senso nell’oscurità dell’ego. Con l’aumentare della consapevolezza la luce in cui lottiamo diventa più chiara. Ed è sempre percepita come luce benefica e generosa. La consapevolezza è in sé buona cosa. Rendersi conto delle proprie dipendenze, quali quella dalla distrazione è certamente un successo e l’inizio della libertà. Crescere in questa consapevolezza è un’esperienza forte ma difficile da descrivere. Pur tuttavia la si può riconoscere negli altri, cosa che, naturalmente, cambia il modo in cui vediamo gli altri. Come abbiamo tutti provato durante le sei settimane del corso, la meditazione crea comunità senza farci spendere energie inutili o costi per mezzi di comunicazione, riunioni, ritiri per dirigenti in qualche centro-benessere di lusso ed ovviamente ancora altre riunioni.

Mi domando se un giorno potrà mai esserci una resistenza organizzata nei confronti della meditazione quando fosse diventata un fatto riconosciuto della vita aziendale. Se dovesse funzionare si comincerebbe a ridimensionare le attività – le riunioni inutili, le e-mail, le regole e i protocolli che nessuno prende sul serio. L’ossessione a pubblicare competitivamente nell’ambito accademico riflette questa stessa tendenza nelle istituzioni tanto da minarne le finalità stesse. Come in Unione Sovietica dove le informazioni inefficaci e ridondanti dovevano essere pubblicamente difese malgrado nessuno ci credesse, gli affari del mondo contemporaneo prevedono un peso enorme ed inutile di attività in eccesso che la nuova consapevolezza generata dalla meditazione potrebbe evidenziare e mettere in questione. E non voglio parlare di rapimento mistico ma semplicemente di buon senso illuminato. Meditare con gli altri è specialmente un modo efficace e costruttivo di diventare amici e consolidare l’elemento più importante di ogni relazione professionale o personale: la fiducia.

Non si può imparare a essere attenti

se ci lasciamo distrarre.

Meglio scavare un pozzo che raschiare

tante buche diverse

Studiando la storia della meditazione, gli studenti hanno acquisito le conoscenze basilari essenziali per decidere di seguire una pratica personale consapevole. Ci siamo interessati di altri metodi di meditazione, ma abbiamo suggerito la ripetizione del mantra e la pratica quotidiana mattina e sera e, con una o due eccezioni, è stato il metodo accolto dagli studenti. La ragione di questo consiglio era semplicemente finalizzata a incentrare l’attenzione. Non si può imparare a essere attenti se ci lasciamo distrarre. Meglio scavare un pozzo che raschiare tante buche diverse. Ma comunque è stato chiaro che c’è più di un modo per raggiungere questo traguardo di consapevolezza e di una forma illuminata di esercitare una leadership libera da egotismi.

Alcuni cercano con varie tecniche di potenziare la loro mindfulness nella vita quotidiana e trovano che la pratica fa una gran differenza. Può essere gratificante ma anche molto difficile da seguire per conto proprio. Il nostro approccio era quello di imparare con calma la semplice disciplina della meditazione in un ambiente solidale, sempre disponibile per la persona che si sta impegnando nelle varie fasi previste. Così si scopre la mindfulness come effetto collaterale della meditazione. La meditazione, in quanto dilata la consapevolezza oltre i traguardi immediati dell’ego, rivela un orizzonte di altruismo e attenzione agli altri. Andando verso questo orizzonte si scopre il potere non solo di auto-gestione ma manche di auto-trascendenza. La felicità, come le più antiche saggezze umane testimoniano, si trova nel preoccuparsi degli altri.

Ho tirato una linea di demarcazione fra tecniche pre-meditative per ottenere la tranquillità mentale e il rilassamento fisico, e la disciplina della meditazione che diventa parte trasformante della propria vita. Dobbiamo capire e assorbire questa differenza se vogliamo sostenere la necessità di questa consapevolezza nella vita contemporanea – e non farla diventare un’altra moda alimentata dai media. Una giovane mi ha detto: “Sono così felice di aver trovato una disciplina”. Forse la parola ‘disciplina’ non spaventa più tanto.

Per molte persone sono più preoccupanti i danni della religione.

Per chi medita si tratta di un cammino spirituale e di una forma di preghiera veramente pura; non è difficile vederne i benefici fisici e psicologici in termini di frutti spirituali. La diminuzione dello stress è vista come l’inizio della scoperta della pace che supera la comprensione. La chiarezza nel risolvere i problemi è vista come dono del discernimento che nasce dalla purezza di cuore. Relazioni che migliorano come anche la cura di sé, sono collegate a una maggior capacità di dare e ricevere amore. Una rinnovata attenzione alle persone e al lavoro sono frutti della pazienza. Ne deriva una minor dipendenza dall’alcool o da stimolanti del ‘rilassamento’ perché così sveliamo la fonte della gioia in noi stessi. La moderazione in ciò che ci vedeva eccedere deriva dal fatto che sviluppiamo un’auto-disciplina e con essa la più importante di tutte le conoscenze, quella di se stessi. Questa è la base della massima conoscenza, la conoscenza di Dio attraverso la partecipazione stessa alla vita divina.

L’auto-conoscenza è la base per filtrare e valutare tutti gli altri tipi di informazione e le esperienze acquisite. Senza auto-conoscenza tutto ciò che impariamo o ci procuriamo rischia la corruzione. Ci può far diventare uno di quegli esperti che rendono la vita più stressante e complicata del necessario che hanno invaso il mondo fino dall’inizio delle istituzioni.

Oggi la religione è considerata una scelta personale ed è stata per così dire privatizzata nella cultura moderna. Nessuno, sano di mente, preferirebbe ritornare a una società teocratica e certo il secolo laico offre molti vantaggi. Eppure, il laicismo spesso è travisato come se volesse dire esclusione o segregazione della religione. Un salutare laicismo riguarda scelta e libertà in campo religioso, ma anche in altri settori quali lo stile di vita, la sessualità e l’estetica. Nel frattempo la meditazione non è stata messa in una falsa luce come se non avesse alcun contesto religioso o spirituale. La si è presentata anche in una luce scientifica e le persone erano libere di rapportare la pratica a qualsiasi tipo di credo avessero. (Tutti hanno un qualche credo e un sistema di valori) La meditazione è compatibile con ogni forma di fede che rispetti i valori umani – quali la tolleranza, l’accettazione dell’altro e la preoccupazione per una bene più grande. Per questo, infatti, la meditazione promuove integrazione e sostiene la diversità nei posti di lavoro e nella società in generale. In alcune classi ho invitato alcuni uomini d’affari di successo che meditano, per parlare agli studenti sul perché si medita. Supponevo che avrebbero preso più seriamente a modello un personaggio del genere piuttosto che un monaco disoccupato che non ha niente di meglio da fare che non fare niente. Uno di questi mentori ha descritto i benefici trovati nella meditazione ed ha aggiunto che per lui aveva anche una dimensione spirituale. Come cattolico, all’inizio aveva imparato a meditare in Oriente e poi gli aveva fatto piacere scoprire che la meditazione esisteva anche nella sua tradizione. Uno studente gli ha domandato come considerava la meditazione dal punto di vista religioso. La risposta di José Maria: “essendo argentino, il calcio è una parte importante della mia religione. Sul campo di calcio i giocatori indossano le magliette proprie della loro squadra o del loro paese. Ma tutti giocano lo stesso gioco. Allo stesso modo possiamo meditare con una maglietta religiosa o non-religiosa ma possiamo tutti meditare insieme”. Ciò non diminuisce l’importanza della maglietta ma riconosce il poter aggregante del gioco.

Gli immensi problemi della vita moderna richiedono saggezza, disciplina spirituale, una nuova semplicità. E per riconoscere tutto ciò nelle nostre istituzioni, nella finanza, negli affari, nell’educazione e nella sanità – per non parlare della religione – ci vogliono leader illuminati. Saranno loro a sostenere il nuovo modo di vedere ed agire così pressantemente necessario. Ma ci vuole coraggio per cambiare il modo di vedere e fare le cose. Gli investimenti calati a picco, come i vecchi peccati, sono i più resistenti.

Gli studenti alla fine hanno lasciato il corso con segni incoraggianti di una volontà di continuare a studiare ciò che avevano appena cominciato ad imparare. Ho cercato di sottolineare loro che non dipendeva dalla classe o dall’insegnante ma da loro stessi perché – come sanno i meditatori di vecchia data – ‘l’esperienza è maestra’.

Laurence Freeman OSB