Martedi – Prima settimana di Quaresima 2021

Martedì – Prima settimana di quaresima

Non ricordava neanche più da quanto teneva il suo segreto represso. Proteggerlo accuratamente era diventato un riflesso prioritario che aveva influito su tutte le decisioni della sua vita. Col passare del tempo non era nemmeno più sicuro di sapere cosa stesse facendo. A volte pensava di esserne ben consapevole, e poi magari ne soffocava il pensiero o se ne dimenticava. Teneva il suo segreto, nascosto anche a se stesso malgrado ne fosse al corrente più di chiunque altro. Era il fatto realmente accaduto o il motivo per cui era successo o la vergogna che gli aveva inesplicabilmente lasciato da trascinare con sé? Che cosa lo aveva spinto a costruirsi un’identità la cui falsità non faceva che accrescere la sua vergogna ?

Il fatto era stato un abominevole abuso di potere da parte di un adulto nei confronti di un bambino, un degrado e un sovvertimento di ciò che il bambino aveva il diritto di aspettarsi, cioè esser sicuro e fiducioso di essere amato e protetto. La ragione di questo tradimento nei confronti del bambino faceva parte di una forma di vendetta e di potere del mondo degli adulti, assolutamente incomprensibile per il bambino proprio in quanto bambino. Lo aveva lasciato con un senso di vergogna impossibile da cancellare che gli rimaneva addosso nonostante la sua apparenza di persona che agli occhi del mondo sembrava incantevole ed invidiabile. Ma, fin dall’infanzia, lo aveva reso incapace di accettare se stesso, amare o rapportarsi seriamente ad un’altra persona, se non per brevi periodi prima di fuggir via ancora una volta.

Il suo era stato un caso particolarmente violento. Ma tutti noi abbiamo la tendenza a nascondere qualcosa che ci ha ferito e ha fatto sì che la cappa della vergogna ci attanagliasse. Tutto questo apparato di ferite, vergogna, segreti può chiamarsi peccato. La caduta di Adamo ed Eva nel libro della Genesi descrive tutto ciò con grande chiarezza. Chiunque non si riconosca nella storia, dovrebbe impararla a memoria.

La quaresima è un’opportunità per riflettere su cosa consideriamo peccato. Fin quando non lo capiremo bene, non capiremo cos’è la grazia. Ed è un grosso handicap esser ostacolati nel riconoscere la grazia. Mi sono accorto di recente, quante campagne pubblicitarie che vendono piacevolezze (cioccolata, serie Netflix, centri benessere) usino volutamente il termine “peccato” per attirare la nostra attenzione o invogliarci con l’esca dell’osé o del proibito. Sembra innocuo ma è pericolosamente stupido perché circoscrive il peccato nelle sue Sette manifestazioni mortali e ci nasconde la vera natura del peccato e le profonde macchie inferte nella condizione umana.

Dove c’è peccato, lì abbonda ancor più la grazia. La grazia è l’offerta divina, incondizionata e mai ritrattata di aiuto. Basta solo ammettere il nostro bisogno di aiuto, il nostro aver sbagliato ed ora il voler far bene. Allora ci viene donata una grazia sorprendente nella rivelazione che la cura – e il perdono è una cura – è di per se stessa guarigione. Così, con la scoperta che per grazia di Dio abbiamo in noi un potere immenso, molto più grande di qualsiasi cosa possa incatenarci o infamarci, si sradica la cappa della vergogna.

Nella notte del sabato santo, nel buio rischiarato solamente dal cero pasquale cantiamo la gratitudine per la caduta perché ci ha portato una grazia ancora maggiore.

“O felix culpa: beata colpa che meritò tale e così grande e glorioso Redentore”.

Laurence