Martedì – Seconda settimana di Quaresima 2021

Martedì – Seconda settimana di Quaresima

(Vangelo del giorno: Mt 23:1-12. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo)

La Terra Promessa è il viaggio e il viaggio è la Terra Promessa. Accettarlo ci distacca, un poco alla volta, dalle idee illusorie su quale traguardo pensiamo di dover raggiungere con perseveranza, virtù personali o forza di volontà. Il traguardo, in effetti, è lasciare andare le immagini e addirittura la volontà di riuscirci. La fede non è forza di volontà.

Il proposito – e questo è importante per i credenti tradizionali durante la Quaresima – non è rafforzare la volontà ma trascenderla. La volontà è troppo coinvolta con l’ego ed ha preso troppe tangenti per essere affidabile e non farsi corrompere di nuovo.

Vuol dire che lasciamo perdere e volutamente non facciamo nulla? Vorrebbe dire non aver fede, cosa che non ci fa avanzare in nessuna direzione. Se la volontà (in tandem con l’ego) non funziona per niente, si atrofizza e noi diventiamo come delle persone costrette a letto che perdono il tono muscolare. La volontà deve esser esercitata in modo da usurarsi al punto di essere trascesa. Le persone che capiscono il perché ripetono il mantra, lo capiscono facendone esperienza.

Poi passiamo dalla volontà all’obbedienza, nel fare quello che dovremmo fare perché sappiamo che è giusto. Adottare questo approccio è difficile per tutti perché è difficile per l’ego che cerca sempre di associarsi alla volontà. Soprattutto per un Tipo A. Questo tipo di persone pensano di non esser abbastanza competitive, se cominciano ad obbedire piuttosto che a rinvigorire la propria volontà. In realtà, la persona obbediente realizza e raggiunge tanto quanto, se non più, della persona guidata dalla volontà dell’ego; e oltretutto conserva serenità ed equilibrio.

Allora, quali sono le prove di tutto questo? “L’esperienza è la migliore prova” diceva Francis Bacon, uno dei fondatori del metodo scientifico. “L’esperienza è maestra”, dicevano i padre e le madri del deserto.

La prima prova che la Terra Promessa è un divenire, non un’invasione o una conquista, è la manna. Gli Israeliti nel deserto si nutrivano di manna, una sostanza “bianca e a fiocchi” che trovavano per terra come una rugiada al mattino. Mi dicono che è nel menu di un ristorante di New York come una specie di dolce, una linfa nutriente che stilla da alcune piante ed arbusti. I fatti sono meno importanti della verità perché sappiamo che possono sempre esserci “fatti alternativi”. La verità è che questo cibo squisito non solo fu di nutrimento ma fu anche una delizia per i pellegrini del deserto. Come è l’Eucarestia per molti cristiani, in qualunque modo la si offra.

In altre parole, il cibo del viaggio è un’anticipazione della destinazione del viaggio. La fine non è vicina, quindi, ma più vicina a noi di noi stessi. La possiamo pregustare fin d’ora. La parola latina sapienza significa “sapore”. Quale prova migliore del sapore? Specialmente se ci delizia e ci nutre, ci sostiene nella realizzazione di chi e dove siamo qui e ora.

Qual’è la vostra esperienza di manna?

Laurence