Martedì di Quaresima – Quinta Settimana

Colui che mi ha mandato è con me; non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre ciò che gli è gradito».

Aveva sempre anelato di compiacere suo padre e ottenere la sua approvazione. Nella sua avanzata maturità, dopo essersi sposato e avuto figli, suo padre gli negò quel sigillo finale di approvazione e affetto che aveva sempre desiderato. Quando suo padre raggiunse un compleanno importante, gli portò una cosa che sapeva che aveva sempre voluto, una Harley Davidson. Toccò un desiderio segreto che suo padre aveva condiviso con lui in uno dei rari momenti di intimità anni prima. Quando gli portò il regalo, si rese conto immediatamente di non aver ottenuto il miracolo che aveva sperato. Suo padre lo accettò educatamente, con freddezza si mantenne distante, nascondendo i suoi sentimenti al figlio come aveva sempre fatto. Il cuore di quel suo figlio ormai adulto si serrò e d’un tratto diventò nuovamente quel bambino distrutto, esasperato dal non aver mai ricevuto quella conferma maschile.

Questo tuttavia non ha niente a che vedere con il tema della riflessione di oggi. Gesù si riferisce, come spesso accade nel Vangelo di Giovanni, alla relazione con suo Padre (nostro Padre). Ma non è una relazione psicologica, come la relazione descritta nell’aneddoto precedente. L’immagine di un padre o di una madre è così potente per la maggior parte delle persone che uno può sollevare dubbi sulla saggezza di riferirsi a Dio con uno dei due termini, così caricati come sono di un carico psicologico per ciascuna storia individuale.

Da una parte, Gesù e la sua cultura, erano, naturalmente, pre-Freudiani. Se supponiamo che il paradigma freudiano sia riuscito ad andare sotto la superficie di tutte le interazioni umane, allora ciò che è venuto prima è spesso percepito come naif o primitivo. Ma il livello al quale Gesù utilizza questo simbolo della relazione con “mio Padre”- che è il punto di riferimento universale e la fonte di autorità- è però più di questo. E’ umano ma non psicologico. E’ ontologico: la natura dell’essere come tale, non in questo o quel modo, individuale o inter-personale, ma il modo in cui tutto esiste di per sè stesso. Essere.

In questi termini potremmo dire “bene, cosa mai vuole significare?”Forse è perchè, dopo tutto, Gesù usò il simbolo del padre come qualcosa con cui possiamo entrare in relazione, sia pure per illustrare qualcosa di impossibile da rendere a parole; eppure più reale di qualunque pensiero. Per questa ragione, sentire di essere confermati dalla realtà al più semplice e profondo di tutti livelli potrebbe essere la cosa migliore o l’unico modo in cui il figlio non amato potrebbe guarire i suoi bisogni psicologici insoddisfatti.

Nel deserto, in meditazione, cadiamo attraverso i reami psicologici (con qualche sobbalzo lungo il percorso) direttamente dentro la base dell’essere.

Laurence Freeman OSB