Martedì della Settimana Santa 2021

Martedì della Settimana Santa, 31 marzo 2021 

Vangelo secondo Giovanni 13:21-33, 36-38. Mi seguirai più tardi

In tempi passati, ci mettevo qualche giorno per arrivare in macchina a Monte Oliveto, la mia casa madre monastica in Toscana. Era un percorso molto piacevole sulle belle strade francesi. Ma ecco che quando arrivavamo al confine con l’Italia cominciava una serie ininterrotta di gallerie più o meno lunghe, troppo strette per il traffico moderno e piene di conducenti matti.

Le gallerie non erano così piacevoli come il resto del tragitto. Ti inghiottivano nel buio e poi ti catapultavano nella luce accecante del Mediterraneo. Erano imprevedibili, alcune duravano per diversi chilometri e altre poche centinaia di metri. Me ne sono ricordato ieri mentre stavo scrivendo sull’orribile anno del Covid che ancora abbiamo difficoltà a superare.

Ne parliamo come della ‘crisi’, dimenticando le altre crisi che non sapevamo gestire prima del Covid e che sono ancora lì che ci aspettano: cambiamenti climatici, democrazia, globalizzazione, crisi di significato che sottende dipendenze e abuso sistematico di ogni genere.

‘Oh, no’ state pensando, ‘ancora tutto questo. Ma perché piuttosto non ci dici qualche cosa di bello sulla Pasqua ?’ Sono d’accordo e ci proverò. Ma le buone notizie della Pasqua non ci pervaderanno, se non capiamo cosa stiamo attraversando nei tunnel della nostra mente. La Resurrezione avviene solo dopo la morte e non come un sedativo al dolore del morire.

Sarebbe un assurdo modo di minimizzare, dire che la Crocifissione è stata una crisi nella vita di Gesù. La morte non è solo una crisi. È una fine. Qualunque siano la nostra fede e la nostra speranza, una fine ha tutti i segni di un fatto inappellabile. Domandatelo a chiunque, anche ad un credente, che ha perso una persona amata. È un’esperienza inenarrabile e indescrivibile: ciò che Amleto chiama ‘il paese inesplorato dai cui confini nessun viaggiatore fa ritorno’. Come possiamo parlare in modo veritiero di un posto che ancora non abbiamo visitato?

La crisi può portarci alla depressione. Ma la morte è più di questo. Può sembrare strano ma è più semplice trovare una vera speranza nell’esperienza della morte, piuttosto che nel dover affrontare una crisi. Questo accade perché nella morte anche tutte le immagini di ciò che speriamo periscono in quella galleria oscura. La speranza nasce solo dalla morte delle speranze. Perciò, difficilmente riconosciamo la vera speranza quando sopraggiunge, proprio come i discepoli non hanno riconosciuto Gesù risorto che era tornato a farsi vedere in una nuova luce. Comprensibilmente si erano arresi. O stavano scappando via o tornando alle loro reti da pesca. La speranza si rivela soltanto dopo l’esaurimento delle false speranze e quando tutti i tentativi di negare la realtà sono falliti. La vera speranza è parte della risurrezione, luce dopo l’oscurità, vita dopo la morte.

Il termine mistico è ‘notte oscura’. Come nelle gallerie dell’autostrada, la notte oscura è impenetrabile. Non si riesce a vedere al di là della fine; e il continuo entrare e uscire dalle gallerie sfinisce la vostra fede e addirittura quella che pensavate fosse la vostra capacità di sperare.

‘Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato ?’ Questo è il punto di non ritorno; ma è anche il punto di svolta.

Laurence