Martedì, 3 Marzo 2020 – Prima settimana di quaresima

La Quaresima è meglio intesa se la pensiamo come un processo per imparare a fare ciò che vogliamo. Quello che davvero vogliamo. A volte, è difficile sapere di cosa si tratta. Spesso quando otteniamo ciò che vogliamo, scopriamo che non è ciò che pensavamo e che ci siamo lasciati ingannare da un falso desiderio, da un desiderio debole. Passiamo decenni interi, avvinghiati a cose che non vogliamo davvero. Abbiamo paura anche solo di soffiare via il desiderio (per esempio di sicurezza, ricchezza, status, approvazione).

Conoscere ciò che si vuole veramente, si ottiene meglio quando si lascia andare ogni desiderio, almeno per qualche respiro durante la meditazione. In questi momenti, non vogliamo altro che ripetere il mantra con attenzione pura e generosa. Anche la pratica quaresimale esteriore supporta questo: perché la Quaresima ci invita a non punirci per le nostre cattive azioni o fallimenti, ma, invece, a compiere uno sforzo per fare qualcosa che vogliamo veramente fare e per lasciar andare (o ridurre l’influenza) di qualcosa che davvero non vogliamo fare. È abbastanza facile identificare questo, in alcuni dei piccoli elementi della nostra vita ordinaria. Dovremmo quindi assumere un atteggiamento abbastanza giocoso per mettere in pratica questi (veri) desideri.

Il problema sorge quando il nostro lato oscuro, che si rifiuta da solo, si  fissa su un esercizio ascetico minimo. Se c’è di mezzo una visione religiosa, la situazione può diventare molto squilibrata. Sarebbe come qualcuno che, decidesse di andare in palestra regolarmente per mantenersi in forma, e poi diventasse maniacalmente compulsivo rispetto alle dimensioni dei suoi muscoli o al suo peso. Con un buon atteggiamento quaresimale, facciamo ciò che vogliamo veramente (sviluppando buone abitudini) e non facciamo ciò che non vogliamo fare (riducendo le cattive abitudini) con uno sforzo serio, ma leggero. Non si tratta di estinguere i debiti che abbiamo accumulato. Né si tratta di cercare di essere perfetti. O di rimediare ai fallimenti.

Le culture materialistiche interpretano in modo sbagliato la spiritualità. La trasformano in una scelta di vita condizionata dal punto di vista commerciale. Vale a dire espongono la spiritualità all’umore contagioso del perfezionismo compulsivo e della fame di approvazione, che chiamano successo o talvolta persino “benessere”. Il falso ascetismo della religione può quindi mutare, ad esempio, nell’autolesionismo che sta crescendo tra i giovani di oggi. In passato, i perfezionisti religiosi indossavano cinture che li facevano sanguinare. Oggi molti si infliggono tagli o bruciature. Entrambe le aberrazioni sono disperatamente autolesionistiche. Sono tentativi di provare qualcosa là dove ci sentiamo solo intorpiditi o morti o fondamentalmente disconnessi. Sono radicati in idee false sul peccato e sulla grazia e su una separazione estrema dalla saggezza della moderazione.

Quindi le piccole cose che “facciamo per la Quaresima” hanno una buona influenza sul risveglio dei valori fondamentali che dobbiamo recuperare. Una vita equilibrata, ad esempio, è essenziale per un buon sviluppo umano. Ma non può essere sostenuto senza ascetismo, lo sforzo moderato che facciamo per rimanere in contatto con la nostra bontà essenziale e separare i veri desideri da quelli falsi. Quando John Main, parlando della meditazione come “preghiera pura”, disse che l’ascetismo essenziale della vita cristiana è la preghiera, stava offrendo una visione di grande valore per la cultura moderna, che porta un immenso sollievo a coloro che vedono cosa significa.

Laurence Freeman