Lunedì – Quinta settimana di Quaresima

Lunedì 22 marzo 2021 – Quinta settimana di Quaresima 

Vangelo Giovanni 8: 1-11. Gesù si chinò e cominciò a scrivere con il dito sul terreno

Gesù, il Budda e Socrate hanno influenzato la famiglia umana in modo immensamente maggiore di qualunque altro insegnante singolarmente, per quanto nessuno di loro abbia lasciato un proprio scritto. Essi camminavano, mangiavano con la gente, parlavano e conversavano. La loro trasmissione diretta è stata orale; sono stati i loro primi privilegiati ascoltatori a fraintendere, ricordare, ripetere ed infine scrivere ciò che hanno detto.

In un’epoca di continui messaggi scritti, e-mail, tweets, relazioni e sommari, di una legislazione eccessiva (dalla etimologia “legere”, leggere) e documenti ufficiali, è difficile immaginare come la parola orale possa aver portato una tale trasformazione attraverso il tempo e lo spazio. Il nostro impulso a mettere per scritto ciò che è effimero, a non fidarci della parola detta e a controllare il futuro attraverso ciò che scriviamo è estenuante. Alla fine, erode la semplice fiducia e l’intuito e così evoca lo spettro dell’anarchia. Mi dicono che se in un tribunale dici di esserti fidato della parola del tuo oppositore nel raggiungere un accordo con lui, perderai la causa per mancanza della dovuta diligenza. Hai sbagliato a fidarti. Quando sono tornato di recente in Francia, ero armato con sei documenti ufficiali firmati, nessuno dei quali mi è stato richiesto quando ho passato il controllo immigrazione. Non penso che ciò sia dipeso dal mio apparire affidabile, quanto dal fatto che il funzionario non ne poteva più. Aveva già visto e controllato abbastanza documenti ufficiali per quel giorno. La mancanza di fiducia porta al disinteresse.

Si dà maggior fiducia a qualcuno ascoltando quello che dice, che leggendo quello che ha scritto. Chi parla utilizza inconsciamente più modi di chi scrive per trasmettere fiducia, come il tono della voce, il linguaggio del corpo e il contatto visivo. Molti profeti e insegnanti, a quanto pare, non sono stati affatto eloquenti, pertanto anche essere un “oratore scadente” non costituisce una barriera al risveglio di questa fiducia. Al contrario, oratori professionisti motivazionali possono essere così mellifluamente convincenti che istintivamente non ti fidi di loro.

Naturalmente, scrivere può anche creare un intimo legame di fiducia e, con il passare del tempo, con un numero di lettori molto più grande. Anche il parlare può essere ingannevole. Ma quando il cuore è puro, un oratore trasmette di più, in modo diretto e profondo. Quando il messaggio non riguarda aspetti commerciali o di politica ma le verità spirituali più profonde, si verifica un evento unico. Si attiva una dimensione di comunione che non finisce quando l’oratore termina o muore. La parola ha trovato un posto nel cuore e nella mente dei primi ascoltatori. Essa continua a in-formarli allo stesso modo di un seme che cresce fino al punto che, quando parlano di quanto hanno udito ed alla fine lo mettono per iscritto, qualcosa della comunicazione originale è trasmesso nelle parole scritte.

Questa esperienza diretta è il significato dell’espressione “Parola di Dio” o “sacra scrittura”. È anche quanto si riflette, in parte, nella migliore letteratura: se il significato non è letterale, non è detto che l’essenza del messaggio originale sia “andata persa nella traduzione”. È il frutto in continua maturazione. Esso non si sviluppa attraverso una lettura letterale, ma attraverso l’interpretazione personale e la condivisione con gli altri. In qualche modo esso rimbalza sull’esperienza del lettore-ascoltatore e crea una risonanza di comprensione che è nuova in ogni momento. Sembra che “lo abbia scritto io stesso” o “come sapeva che era questo ciò che provavo?”

La Parola non è stata pronunciata in origine per informare, istruire o speculare, ma per iniziare.

Laurence