Lunedì della Quinta Settimana di Quaresima 2014

 Se non riusciamo a capire il peccato non riusciremo a comprendere la grazia.

E se non comprendiamo la grazia rimaniamo bloccati nel Dio newtoniano di causa ed effetto. Per fortuna, il peccato e la grazia si illuminano a vicenda. Per prima cosa abbiamo bisogno di separare il peccato dalla legge. In altre parole, abbiamo bisogno di vedere che il peccato è qualcosa di più del rompere una regola che ci porterà una punizione dall’esterno. Il peccato contiene la sua punizione. Se c’è un qualcun altro che punisce, questa è solo la nostra immagine introiettata di un genitore divino, di un prete, di un maestro o di uno sconosciuto che temiamo. Dopo tutto “Dio è come il sole che è gentile con l’ingrato e con il malvagio” – almeno secondo il modo in cui Gesù comprendeva Dio. Forse noi ne sappiamo di più e rimaniamo convinti che il semplice buon senso richieda che un qualunque Dio che possiamo capire premi il buono e punisca il cattivo. E allora cos’è il peccato? E’ quella incrinatura universale nella natura umana che ci fa vedere tutto duale? Quella frattura nel vetro della finestra che distorce tutto ciò che osserviamo perchè lo osserviamo. Da dove viene questa frattura? Dove risiede la colpa se, di fatto, è implicata colpa? Non conosceremo la risposta a questo antico arcano finchè non siamo toccati dalla grazia.

Laurence Freeman OSB