Lunedì, 9 Marzo 2020 – Prima settimana di quaresima

È difficile meditare, quando abbiamo il mal di denti o siamo oppressi dalla tristezza o dall’ansia, dalla fame o addirittura dal naso che cola. Nei giorni di una fede collegiale, le persone capivano meglio il consiglio di mantenersi in salute, così da poter pregare. Oggi, quando facciamo fatica ad andare oltre ‘la mia esperienza’ come prova e significato di tutto, arriviamo alla meditazione in quanto strumento di ‘benessere’.

Forse il problema è che dobbiamo lanciarci nel profondo. Abbiamo una scarsissima informazione religiosa o spirituale per prepararci alla sofferenza o alla disciplina di una pratica, come la meditazione, incentrata sull’altro. E quindi, avendo perso così tanto di ciò che da senso ed equilibrio alla vita, dobbiamo entrare nel più profondo ed iniziare a meditare quando e per qualsiasi ragione noi possiamo trovare. Poi alla fine, se perseveriamo, troveremo che l’esperienza stessa ci insegna una lezione di valore inestimabile: andare oltre la nostra esperienza.

Per esempio, mettiamo che voi meditiate regolarmente. La vita è tranquilla e regolare ed è ricca di fulgore e  promesse. Poi, la sofferenza – la morte di una persona cara, una sconfitta personale, una separazione o un rifiuto, una malattia – irrompe  nella vita e un fulmine al ciel sereno ti penetra nell’anima. Continui a meditare perché la pratica – indipendentemente da che punto sei nel ciclo di crescita in quel momento – ti è entrata nella pelle e nel bioritmo. Ora sei un meditatore: la meditazione è parte di te, quanto il respiro. Ma quando ti siedi e cerchi di dire il mantra, la tua mente sembra molto più distratta di quanto non fosse il primo giorno che meditavi. Sprazzi di scene che non sono ancora accadute, ti passano davanti agli occhi nell’immaginazione. Ansia, dolore, rabbia, tristezza si sguinzagliano e come una banda di teppisti invadono la vostra stanza interiore e distruggono il vostro spazio intimo, tutto ben ordinato.

Sai che sta accadendo e che passerà, ma quando? Ci sono momenti, come un intervallo di sole in un giorno di tempesta, quando ti ritrovi nella pace del Signore e sai che la gioia nasce sempre di là. Tuttavia la battaglia di pensiero e sentimento si sta perdendo. Il tumulto dei pensieri è inarrestabile perché derivano da sentimenti non controllabili. Non ci si può ragionare con essi. Ci diciamo ‘è un’idea senza senso o per cui non vale la pena preoccuparsi, non posso fare niente ora’. Ma le sensazioni del cuore e dello stomaco, che rivelano questi pensieri, hanno vita propria.

In questi momenti, capiamo perché Gesù ha detto: “non preoccupatevi, lasciate al riposo i vostri cuori, abbiate fede in me” sapendo perfettamente quanto sia difficile. Eppure, per la persona di fede fa un mondo di differenza ricordare questi insegnamenti. È così difficile aspettare, senza richieste o aspettative, paure o speranze, è così difficile non avere un progetto per un futuro irreale che prima, dobbiamo costruire con la fantasia, per poi poterlo immaginare. È l’irrealtà di tutto ciò ad essere così pesante. E faticoso. Siamo in conflitto: indifesi, immaginiamo quello che potrebbe accadere, sballottati fra speranza e disperazione; ma anche nel timore della fine del periodo di attesa, perché potrebbe succedere, in realtà, qualcosa di peggio di quel che abbiamo immaginato.

Da qualche parte in tutto questo, risuona il mantra. E qualcosa ci sta insegnando.

Laurence Freeman