Letture Settimanali dell’11 novembre 2018

Il crimine dell’idolatria è, esattamente, la creazione di un dio a nostra immagine e somiglianza. Piuttosto che incontrare Dio in quella che è la Sua straordinaria differenza da noi stessi, ce ne costruiamo un modellino nella nostra immagine psichica ed emotiva. Nel fare questo, non facciamo del male a Dio, naturalmente, poiché l’irrealtà non ha potere sulla verità. Ma così facendo ci traviamo e ci disperdiamo, cedendo il potenziale e la gloria divina della nostra umanità in cambio del falso luccichio del vitello d’oro.

La verità è molto più stimolante, molto più meravigliosa. Il nostro modo di sperimentare questa verità risiede nel silenzio della nostra meditazione. Il potere che il silenzio ha è quello di consentire alla verità di emergere, di muoverci al servizio e farci diventare visibili. Sappiamo che questo è un processo più grande di noi e lasciando da parte noi stessi scopriamo forse inaspettatamente l’umiltà, che ci conduce verso un silenzio attento e reale. Lasciamo che la verità sia.

Proprio come possiamo ridurre Dio alle nostre stesse dimensioni e imporre la nostra identità, così possiamo fare questo con altre persone. In meditazione, sviluppiamo la nostra capacità di trasformare tutto il nostro essere verso l’Altro. Impariamo a lasciare che il nostro prossimo sia, proprio come impariamo a lasciare che Dio sia. Impariamo a non manipolare il prossimo ma piuttosto a riverirlo, a riverire la sua importanza, a meravigliarci del suo essere. In altre parole, impariamo ad amarlo… A ragione di questo, la preghiera è la grande scuola di comunità.

Brano tratto da John Main OSB, “Christian Community” in The Hunger for Depth and Meaning, ed. Peter Ng (Singapore: Medio Media, 2007), pp.143-4.