Letture settimanali del 9 febbraio 2020

La dipendenza è solo la tragica conseguenza di una malintesa identità. Pensavamo che quella sostanza, o attività o persona ci avrebbe aiutato a trovare quello di cui eravamo in cerca; in realtà, si rivela un demone travestito da angelo di luce. […] Quando Cortez, l’invasore spagnolo del XVI secolo, arrivò per la prima volta in Messico, apparve agli occhi degli Aztechi come il compimento delle loro profezie religiose. Essi lo abbracciarono e gli dettero il benvenuto e scoprirono, pagando con la perdita della loro intera cultura, di essersi sbagliati.

Ci aggrappiamo sempre ai nostri redentori immaginari dimenticando che nessun vero redentore permette che ci si aggrappi a lui. “Non aggrappatevi a me… non sono ancora asceso al padre”. Il vero guaritore ammette la relazione, ma non permette che questa diventi una dipendenza. Gesù era visto dai primi cristiani come il medico dell’anima dell’umanità, piuttosto che come il fondatore di una nuova religione. Il significato più profondo – e tutti quei livelli di identità aperti dalla sua domanda “Chi voi dite che io sia?”- si trova nella libertà che offriva a coloro che imparavano dalla sua dolcezza e umiltà; ciò era possibile soprattutto per coloro che accettavano il giogo leggero della sua amicizia. Abbandonare questa libertà per un’altra dipendenza significa mancare di riconoscerlo.

Brano tratto da Laurence Freeman OSB Dearest Friends (Carissimi amici), tratto da Christian Meditation Newsletter, vol. 30,n.1, marzo 2006.