Letture settimanali del 7 febbraio 2021

Essere autenticamente centrati nell’interiorità è esattamente l’opposto di essere introversi. Nella consapevolezza della presenza interiore, la nostra coscienza cambia, si converte, in modo che non guardiamo più a noi stessi riflettendo su sensazioni, reazioni, desideri, idee o sogni ad occhi aperti del passato o del futuro: siamo orientati verso qualcos’altro e questo rappresenta sempre un problema per noi.

Pensiamo che sarebbe più semplice abbandonare la nostra introspezione, se sapessimo verso che cosa ci stavamo orientando. Se solo avessimo un riferimento fisso a cui guardare, se solo Dio potesse essere rappresentato da un’immagine. Ma sappiamo che il vero Dio non può essere ricondotto ad immagine e che le immagini di Dio sono altrettanti dei. Se ci costruiamo una immagine di Dio, finiamo semplicemente con il guardare una nostra immagine abbellita. Vivere autenticamente l’interiorità e aprire il nostro cuore significa essere capaci di ‘vedere senza immagini’ attraverso la fede, consapevoli che questo sguardo ci permette di ‘vedere Dio’.

Nell’esperienza della fede, l’attenzione è guidata da uno spirito rinnovato, non più uno spirito materialista, che cerca se stesso e l’auto preservazione, ma l’ethos della fede che per sua natura non è legato al possesso […]. È il continuo ed estatico stato di non possesso. Possiamo immaginarcelo richiamando alla mente quei momenti o quelle fasi della nostra vita in cui abbiamo fatto esperienza della pace, della pienezza e gioia maggiore. Riconosciamo che in quello stato non eravamo in possesso di nulla, ma eravamo immersi in un tutt’uno con qualcosa o qualcuno. La chiave che consente di accedere in questo regno è la nostra povertà di spirito.

Laurence Freeman OSB, “The Power of Attention,” THE SELFLESS SELF (London: DLT, 1989), pp. 31-35.