Letture settimanali del 6 giugno 2021 – L’unica cosa che vale la pena fare

L’unica cosa che vale la pena fare

Durante la pratica della meditazione, non portiamo le nostre richieste nella preghiera, ma poniamo attenzione; non formiamo intenzioni, ma diamo la nostra attenzione.

Attenzione non significa aggrottare le ciglia e diventare tesi nell’atto di concentrarsi. […] La concentrazione non può essere mantenuta a lungo; l’attenzione, tuttavia, è il modo in cui siamo chiamati a vivere sempre. 

Gesù ci invitò a seguirlo. A dirigere la nostra attenzione a quello in cui lui è assorto. Per fare attenzione a qualcosa, dobbiamo allontanare i riflettori da noi stessi. Questa è allo stesso tempo la cosa più semplice e la più difficile al mondo. Tuttavia, una volta che l’abbiamo provata e abbiamo imparato a farla, è l’unica cosa degna cui dedicarsi. L’egoismo e la concentrazione su se stessi allora divengono stati d’animo sempre meno desiderabili; amare gli altri diviene non tanto un dovere, quanto un atteggiamento normale del quale quasi non ci accorgiamo.

La meditazione, come ci dicono tutte le tradizioni sapienziali del mondo, genera compassione. Questa è la chiamata semplice, radicale, meravigliosa del discepolo cristiano. Smettere di pensare a noi stessi e, così, scoprire chi veramente siamo, espandersi oltre la prigione dell’ego per entrare nella mente onnicomprensiva di Cristo.

Brano tratto da Laurence Freeman, A SIMPLE WAY: The Path of Christian Meditation (Tucson: Medio Media, 2004), p. 5, 21-22.