Letture settimanali del 3 settembre 2017

Quando meditiamo, da soli o in gruppo o in comunità, è impossibile non diventare più consapevoli del profondo rapporto tra la meditazione e il mondo in cui viviamo. Da questa consapevolezza, fiorisce una esperienza di connessione – il terreno dell’essere in cui siamo tutti radicati – che si esprime attraverso un senso crescente di responsabilità. La nostra coscienza naturale ci guida poi ad agire con responsabilità negli ambiti della vita che risultano più appropriati e in questo celebriamo il matrimonio tra contemplazione e azione. La forza che guida questo processo è l’amore. La compassione è l’amore che unisce coloro che soffrono. È redentrice perché, contro ogni aspettativa, pone una luce nella profondità più scura e rilascia gioia di essere, nel cuore delle peggiori delle tragedie.

La reazione collettiva a una tragedia nazionale può svelare la capacità universale di compassione nella natura umana. Quando questa capacità è manifestata, siamo in grado di vedere la vita in prospettiva. I valori veri rimpiazzano quelli falsi. L’impazienza e l’intolleranza che nascono dalla paura tra i popoli vengono meno e ci trattiamo, in quei momenti di grazia, con simpatia e rispetto. Il regno, direbbero i cristiani, è a portata di mano. La sua interiorità si è manifestata nei rapporti umani. Ma tristemente sappiamo che tali momenti di pace non durano a lungo… Un significato della sofferenza e del male è certamente che ci porta, per quanto brevemente, ad una consapevolezza condivisa della realtà della comunione. Vediamo che il regno… non è un prodotto da creare e consumare, ma il terreno senza tempo e senza limiti dell’essere. Purché non ci si sia desensibilizzati dalla sofferenza, nella tragedia intravediamo non solo quanto lontano, ma anche quanto vicino Dio sia a noi.

Brano tratto da Laurence Freeman OSB, “Letter Four,” THE WEB OF SILENCE (London: DLT, 1996), pp. 38-39.