Letture settimanali del 3 marzo 2020

La nostra vita è una unità perché è centrata nel mistero di Dio. Ma per conoscerne l’unità dobbiamo guardare al di là di noi stessi, con una prospettiva più ampia di quella in cui siamo dominati dall’egoismo. Solo quando ci lasciamo alle spalle l’egoismo e l’auto-referenzialità, comincia davvero ad aprirsi questa prospettiva più ampia.

Un altro modo per dire che la nostra visione si espande è dire che arriviamo a vedere al di là delle apparenze, nella profondità e nel significato delle cose. Non si tratta solo della profondità e del significato in relazione a noi stessi, ma della profondità in relazione al tutto al quale noi apparteniamo. Questa è la via della auto-conoscenza ed è la ragione per cui la vera auto-conoscenza è identica alla vera umiltà. La meditazione ci apre a questa preziosa forma di conoscenza. È ciò che ci permette di oltrepassare la mera oggettività – il mero guardare al mistero di Dio come osservatori – e di entrare nel mistero stesso. La conoscenza diventa saggezza quando entriamo nel silenzio, la ‘nube’ del mistero, e quando conosciamo, non più con un’analisi mentale e con definizioni, ma con una partecipazione diretta del cuore nello spirito di Cristo. […]

Tramite l’immobilità nello spirito, ci muoviamo nell’oceano di Dio. Se abbiamo il coraggio di staccarci dalla riva, non falliremo nel trovare questa direzione e questa energia. Più ci allontaniamo, più forte diventa la corrente, e più profonda la nostra fede. Per un po’ la fede è messa alla prova dal paradosso che l’orizzonte della nostra destinazione sembra allontanarsi sempre più. Dove stiamo andando con questa fede più profonda? Quando arriveremo? Poi, gradualmente riconosciamo il significato della corrente che ci guida e comprendiamo che l’oceano è infinito.

Brano tratto da  John Main OSB, “The Oceans of God” (December 1982), THE PRESENT CHRIST (New York: Crossroad, 1991), pp. 111-112, 116-117.