Letture settimanali del 23 settembre 2018

Una comunità d’amore non si dissolve quando la sua dimensione si espande o si contrae. Non si abbarbica agli amici che si è fatta, né si difende dagli stranieri o fa pagare il biglietto di entrata o controlla le credenziali della gente. Non smette di esplorare l’esperienza di amore da cui ha avuto inizio e che deve inevitabilmente, alla fine, portare a un vertice dal quale vedere l’illimitatezza dell’amore.

Quando John Main morì, non c’era molto da mostrare sulla sua visione: c’era una piccola comunità monastica e solo gli inizi di una globale. Ma già allora, egli ammetteva che era necessario crescere ulteriormente, lontano dall’istituzionalità, per immergersi a fondo nel mistero della comunità che si raggiunge al prezzo della solitudine. Sapeva che la visione della sua comunità d’amore si sarebbe dovuta riconoscere nelle persone, non in strutture o istituzioni.

Sarebbe sbagliato leggere la celebrazione dell’espandersi della sua opera in modo trionfale. La celebrazione è più di un trionfo: riguarda la crescita e lo sviluppo personale. Proprio come non misuriamo il progresso nella meditazione dai suoi risultati, così la crescita di una comunità è personale, interiore, non statistica. Capire questo è forse ciò che la crescita di una comunità d’amore realmente significa – l’interiore e l’esteriore obbediscono alle stesse leggi. Una comunità d’amore richiede molto lavoro, come accade anche con il lavoro interiore della meditazione, ma il suo mistero lo si vede nella grazia, dono gratuito dello spirito, che comincia il lavoro dall’inizio e lo porta a compimento nel presente eterno. È a questo lavoro dello spirito che noi contribuiamo e che celebriamo.

Brano tratto da “Dearest Friends,” A Letter from Laurence Freeman OSB in Christian Meditation: Newsletter of the World Community for Christian Meditation, Vol. 31, no. 3, October 2007, pp. 6 and 7.