Letture settimanali del 20 ottobre 2019

Mantenere la nostra attenzione al bene, anche nei momenti in cui ci sembra sia deleterio e inutile, è il lavoro della fede… [La fede ci aiuta] ad affrontare e alla fine ad espellere la paura, il nostro primo più grande ostacolo e nemico dell’amore. […] Uno dei frutti della fede è che nel tempo vediamo ridursi in noi il grado di paura. Ogni tipo di cosa e situazione può fomentare la paura e formare degli schemi paralizzanti che ci imprigionano e riducono la nostra libertà di amare. La paura può persino essere suscitata dall’amore stesso, quando proviamo il terrore di essere oggetto di possesso. C’è anche la paura di non essere degni di amore, la paura di fallire, ma anche quella del successo, dell’essere rifiutati, dell’essere inadeguati, della malattia, della sofferenza, della morte. In ultima analisi è la paura, non l’odio, a contraddire l’amore; paralizza l’amore e mina la fede. […]

Se la paura si oppone all’amore, l’attenzione invece lo coltiva. Addirittura, l’attenzione pura, che è preghiera, è essa stessa una manifestazione dell’amore. La saggezza mistica cristiana dice che il lavoro della contemplazione è un lavoro di amore, non essenzialmente un lavoro morale o intellettuale; non un tipo di conoscenza platonica e un tipo di saggezza extra mondana, ma amore. L’amore è personale, relazionale. È incarnato nel presente. E quando è sufficientemente forte, scaccia ogni paura.

Brano tratto da Laurence Freeman OSB, “Stages of Faith: Purgation” in FIRST SIGHT: The Experience of Faith (London: Continuum, 2011), p. 54-56.