Letture settimanali del 18 ottobre 2020

Lo scopo di recitare il mantra è di renderlo il centro della nostra attenzione. Non pensiamo a nulla, né perseguiamo alcuna intuizione che ci arrivi dal recitare il mantra. Lasciate che tutto passi via, mentre scivolate in un silenzio sempre più profondo, nel quale l’unico suono nella vostra mente è quello del mantra. Il mantra da solo vi insegnerà la pazienza necessaria per recitarlo. Vi insegnerà anche l’umiltà necessaria. Quando meditiamo, non cerchiamo di possedere Dio o di arrivare ad una profonda intuizione su Dio. Cerchiamo semplicemente di accettare il dono della nostra stessa creazione quanto pienamente riusciamo e di rispondere ad esso tanto generosamente quanto siamo in grado. Per farlo, impariamo a restare fermi, ad essere silenziosi e veramente umili.

Nel linguaggio comune odierno, l’essenza della meditazione è abbandonare l’ego. Non cerchiamo di vedere con l’ego cosa sta succedendo. La visione dell’ego è limitata dal suo essere centrato su se stesso. L’occhio con cui vediamo senza limitazioni è l’occhio che non può vedere se stesso. Il paradosso della meditazione è che quando smettiamo di cercare di vedere e possedere, allora vediamo tutto e ogni cosa è nostra.

Brano tratto da John Main, ESSENTIAL WRITINGS, ed. Laurence Freeman (Marynoll, NY: Orbis, 2002), p. 109. [Edizione Italiana “Abbracciare il mondo”. ]