Letture settimanali del 17 novembre 2019

SONY DSC

Quando la dimensione contemplativa del vangelo viene riconosciuta ed introiettata, le metafore e forme della chiesa iniziano a cambiare. Diventano più giuste e inclusive. Le donne trovano egualità in un mondo domininato dal maschile. Agli omosessuali non viene detto che sono “contronatura”. I rifugiati non vengono demonizzati. I problemi della giustizia sociale e ambientale diventano importanti tanto quanto proteggere l’ortodossia. Quando la chiesa respira nella preghiera dello spirito nel cuore, non solo in una venerazione pubblica o devozione privata, essa fa esperienza collettiva della trascendenza intrinseca alla fede. Diventando meno centrata su di sé, si accorge che è al servizio del Regno che deve comunicare e non si auto-identifica con esso. Con l’aria pulita della contemplazione, la fede cresce e il credo si pone nella giusta dimensione.

Anche il linguaggio che usiamo su Gesù cambia. Non parliamo più di lui come se fosse il capitano della squadra vincente che sconfigge gli altri, o come il giudice che condanna il mondo. L’idea del sacrificio e della redenzione assume un significato più sottile e mistico. Comprendendo Gesù come il medico divino, la parola che tutto guarisce, la chiesa inizia a parlare in un modo che il mondo può comprenderla.

Brano tratto da  Laurence Freeman OSB, “Christian Faith” in FIRST SIGHT: The Experience of Faith (London: Continuum, 2011), p. 102.