Letture settimanali del 16 settembre 2018

Il solo affermare e difendere le nostre convinzioni non può portare ad una vera comunità di fede. Ci riducono a membri di una setta, una cabala fondamentalista. Ci chiudono la mente, in quanto organo di percezione e verità. Se, confondendo la fede e la credenza in questo modo, pensiamo che la fede conferisca la sensazione di essere diversi o superiori agli altri, facciamo la fine del fariseo che ringrazia Dio per averlo creato diverso dagli altri, trovando soddisfazione nel sentirsi superiore. La mente religiosa in questo stato può persino persuadersi che questa sia l’umiltà. Identificandoci interamente con la credenza… ci insediamo in un nostro mondo privato,  piuttosto che nel regno di Dio o in quella sfera di Cristo, in cui “non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna”. Le persone religiose spesso temono il potere della fede proprio perché tende verso questo regno indifferenziato dello Spirito, in cui le differenze religiose, sociali e persino di genere, che le nostre sacre convinzioni possono controllare minuziosamente, sono tutte smantellate.

La fede è l’autostrada verso lo spirito. Ogni atto di fede che facciamo scopre un passaggio del labirinto dello spirito. Il credo, separato dalla fede, conduce ad un labirinto di specchi, una serie di infinite regressioni, il labirinto egoistico. I labirinti portano a vicoli ciechi e più ci perdiamo, più ci lasciamo prendere dal panico. I labirinti ci chiedono solo di seguire fedelmente i loro strani, ma in definitiva simmettrici, circuiti e curve per condurci a casa.

Brano tratto da Laurence Freeman OSB “Understand Faith” in FIRST SIGHT (London: Continuum, 2011), pp. 13-14.