Letture settimanali del 16 marzo 2020

Lo status di religioso o l’ascendente spirituale, in qualsiasi struttura di potere, sono fonte di tentazione. Gran parte del lato oscuro della storia del cristianesimo, dall’editto di Milano del 313 d.C. in poi (quando l’impero romano smise di perseguitare i seguaci di Gesù), può esser imputabile al cedere di fronte alle tentazioni del potere. Questo è stato l’inganno da cui Gesù chiaramente non si è fatto prendere ed ha respinto durante la sua Quaresima. Trovo difficile credere che Jean Vanier sia stato tentato da questo tipo di potere.

Non conosco il suo mondo interiore, ma sulla base del suo insegnamento e della sua personalità, mi azzarderei a dire che la ferita che si è auto-inflitta e che lo ha portato a ferire gli altri, non sia stata una rude sete di potere ma un autoinganno intorno al suo proprio handicap e alla sua smania di intimità. Chiaramente egli aveva il potere e ne ha abusato con le persone delle quali si sarebbe dovuto prendere cura e non usarle. Ma suppongo che non sia stato guidato dal desiderio di potere o di popolarità. Era più vicino a ciò di cui parlava spesso: debolezza e handicap. Quando questi fattori non vengono riconosciuti diventano forze oscure.

Ma fa davvero differenza? Ciò che conta, per coloro ai quali ha fatto del male, non è la sua motivazione, ma le conseguenze che hanno subìto e l’attenzione che adesso attirano. Non sono sicuro; è spiacevole per chiunque riflettere e farlo nel modo giusto. Ma cercare di capire, ci aiuta a correggere gli errori che commettiamo sull’importante significato di santità. Tutta la religione propone l’idea di santità, la condizione illuminata e libera di individui che si sono immersi più pienamente nei processi di trasformazione umana. Possiamo supporre che questo processo di santificazione sia completo, quando è tutt’altro che finito. Non abbiamo tutti bene e  male, individualità e altruismo, luci e ombre? Quando è ovvio che il nostro processo non è completo, nessuno ci chiama “santi”. Se esso è più avanzato, le persone possono saltare alla conclusione che siamo arrivati. E poi ecco che si alza un altro piedistallo e la nostra argilla umana viene riutilizzata per fare la statua di un santo di gesso.

L’unico approccio sicuro è di non chiamare nessuno santo (per i cattolici nemmeno il “Santo Padre”). Gesù ci ha avvertito di non chiamare nessuno “Padre”, “Maestro” o “Signore”. C’è solo un Padre e un solo Maestro. Solo Dio è santo. Solo Dio è buono. Il suo avvertimento “non giudicare” include giudizi troppo positivi sugli altri e condanne assolute che ci piacciono molto. È ancora più complicato quando qualcuno, da cui abbiamo imparato e che consideravamo amico, è smascherato e vediamo come ha fatto del male ad altre persone. La prima preoccupazione, allora, è prendersi cura di coloro che sono stati feriti, il danno collaterale umano. In secondo luogo, bisogna essere attenti (per il nostro bene e per amore della verità) a come giudichiamo l’autore del reato. Anche se, relativamente parlando, abbiamo solo una pagliuzza nei nostri occhi, dobbiamo eliminarla prima di poter vedere qualcosa chiaramente. Ad esempio, fino a che punto, anche inconsciamente, abbiamo agevolato la brama di potere o il gioco di autoinganno, che sono diventati, in una persona sostanzialmente buona, una tentazione irresistibile ?

È difficile quando questi eroi, specialmente i nostri eroi spirituali, sono disonorati e finiscono in rovina. Quindi, forse è un bene che non ci siano più eroi. O solo un eroe. È meglio e più sicuro per tutti.

Laurence Freeman