Letture settimanali 8 febbraio 2015

 Il verbo “ricordare” significa letteralmente “chiamare alla mente”.

Perciò, vuol dire in un certo modo, essere ri-chiamati da ciò da cui le nostre distrazioni e la nostra tendenza a dimenticare, ci disconnettono spesso. Quando siamo “on-line”, il nostro computer ci connette alla grande mente del web diffuso in tutto il mondo … ma, naturalmente, la connessione è incline all’errore, proprio perché è solo tecnologia. Tutti abbiamo sperimentato una improvvisa caduta di connessione ed abbiamo visto poi un piccolo messaggio che chiedeva se volevamo essere connessi di nuovo.

Lo Spirito Santo, in un modo simile, interviene al momento del bisogno nel bel mezzo della nostra umana fallibilità. Non impone nulla, solamente chiede se vogliamo essere connessi di nuovo … Essere ri-chiamati o ri-connessi è un atto di redenzione, una perennemente disponibile compassione, che nell’arco di una vita può diventare un potente sistema informatico. Facciamo l’abitudine a vivere nella consapevolezza e a vedere Dio in ogni cosa… Impariamo a credere di essere amati. Comprendiamo che le buone abitudini scacciano le cattive abitudini … Sviluppiamo la capacità di intuire gli schemi del passato, del presente, e del futuro. Ci accorgiamo che gli sbagli sono causati dal vivere troppo nel passato o nel futuro, che facilmente cadiamo nella trappola degli schemi che hanno perso la capacità di cambiare o possiamo andare alla deriva nel futuro in vortici di impazienza, ansia, o illusione.

Il farsi corpo dell’eterna Parola avvenne in un dato momento storico, ma avviene anche in ogni momento. Essere consapevoli di questa incarnazione è contemplazione e, per rimanere nella sua consapevolezza, ci vuole l’impegno della meditazione … Senza questa continua opera della preghiera, cioè essere ri-chiamati alla realtà del qui ed ora, troppo spesso, perdiamo di vista il dono del momento perché stiamo pensando a quello che abbiamo perso o a quello che speriamo avvenga domani.

Ecco perché la meditazione riguarda il vivere nel momento di Cristo, come John Main aveva profondamente compreso. Non è pensare a Cristo come fu nella sua epoca o come verrà di nuovo, ma significa essere con Lui ora ed essere trasformati nel suo essere. Questo momento non è né storico né statico, ma è un momento che fluisce, fiorisce e si sviluppa aprendosi al mistero dell’Essere stesso …

Praticare la meditazione è l’unica maniera per imparare quello che significa la meditazione, e come il suo significato è molto di più di quello che sembra a coloro che cercano di ottenere qualcosa di pratico ed immediato da essa; e molto, ma molto di più ancora, di coloro che pensano di poter far succedere qualcosa con la meditazione. Imparando a meditare, arriviamo a comprendere come dobbiamo ripetere il mantra, ed il modo in cui lo pronunciamo è come siamo, come amiamo e come amiamo di giorno in giorno.

Dovremmo ripetere il mantra senza impazienza, senza forzature o intenzioni violente. Lo scopo del mantra non è bloccare i nostri pensieri. Non è un apparecchio d’interferenza. Se i pensieri ci assalgono durante la meditazione, offriamo l’altra guancia. Nel recitare con dolcezza il mantra, impariamo da Colui che è mite ed umile di cuore … Le nostre vite diventano, giorno dopo giorno, il commentario della nostra preghiera. La nostra preghiera non sarà più un interminabile commento della nostra vita. Saremo diventati noi stessi preghiera permanente, che è poi, lo scopo del cammino cristiano.

Laurence Freeman OSB

Estratto da: “Newsletter” Gennaio 1997