Letture settimanali 4 novembre 2012

Lo scopo di recitare il mantra è far si che esso diventi il centro della nostra attenzione.

Non dobbiamo pensare a nulla e neppure dobbiamo seguire le immagini e le intuizioni che possono apparire mentre pronunciamo il mantra. Lasciamo che esse se ne vadano nel momento in cui si raggiunge un silenzio sempre più profondo dove l’unico suono nella mente è il mantra.
Lo stesso mantra vi insegnerà la pazienza necessaria per recitarlo. Vi insegnerà anche l’umiltà necessaria. Nella meditazione noi non cerchiamo di possedere Dio o di arrivare ad una profonda intuizione di Dio. Ci sforziamo semplicemente di accogliere il dono della nostra stessa creazione  nel modo più totale e secondo le circostanze che stiamo vivendo nel presente e alle quali rispondiamo il più generosamente possibile. Per fare ciò dobbiamo imparare a rimanere immobili, in silenzio, ed essere sinceramente umili.
Detto in un linguaggio comune, l’essenza della meditazione è lasciare il nostro ego alle spalle. Non stiamo cercando di interpretare ciò che ci succede attraverso il nostro ego. L’ego-visione è limitata dalla nostra concentrazione su noi stessi. L’occhio con cui vediamo senza limiti è l’occhio che non può vedere se stesso.  Il paradosso della meditazione è che una volta che rinunciamo a voler vedere e a possedere, è proprio allora che vediamo tutti e  tutte le cose come nostre.

 John Main OSB

estratto da “Essential Writings”