Letture settimanali 31 gennaio 2016

 Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio né femmina, perchè tutti voi siete uno in Cristo Gesù. (Gal. 3.28).

Questo pensiero tipicamente Paolino mette insieme il sociale e il mistico. Come Gesù stesso, minaccia ogni struttura di potere secondo cui le distinzioni fra le persone vengono esaltate ad un livello assoluto – la casta, la classe, la religione, i sistemi economici o culturali in cui viviamo. Mette a confronto i sicuri ambienti locali con le sconvolgenti e disturbatrici visioni globali in cui gli orizzonti collassano. Mentre essi crollano, emerge l’universale – sempre più come modo di percepire piuttosto che come oggetto di percezione. […]

Incontrare Cristo risorto, cosmico è essere “in Cristo”. Come appare evidente dalle storie della resurrezione, non può esser afferrato come un oggetto o semplicemente “guardato”. Nel momento in cui cerchiamo di fare così, scompare. Bisogna vederlo e possiamo vederlo solo da quel livello di consapevolezza che le parole “in Cristo” cercano di evidenziare. E’ più facile descrivere gli effetti di questa esperienza che spiegare come succede. San Paolo che aveva avuto questa esperienza in prima persona e, a quanto lui stesso dice, ne fu trasformato, afferma:

        Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco ne sono nate di nuove. (2 Cor. 5: 17)

La resurrezione ci riporta indietro in questo mondo in un modo nuovo che rinnova visione e comprensione. La nuova creazione è un modo di vivere nel mondo, liberàti dalle vecchie costrizioni, dalle dipendenze alla violenza come vie di soluzione ai conflitti e dalle trame oppressive e sfruttatrici che si ripetono e che sono culminate nell’attuale crisi.

La sfida per un cristiano del nostro tempo consiste nel fatto che identificare la nostra crisi con il mistero cristiano non significa risolvere il problema battezzando tutti. O, se vogliamo seguire alla lettera le parole “andate e battezzate tutte le nazioni”, si riferisce ad un modo di vedere raggiunto da chi è “in Cristo” nel senso più universale e inclusivo della nuova santità. Il significato di missione è cambiato per il cristiano moderno per i modi in cui il mondo stesso è cambiato e per la direzione che esso ha preso. Chiunque fa la sua parte nella risoluzione di una crisi ne esce mutato. Anche l’identità cristiana evolve – infatti si è arricchita ed elevata – quando mettiamo a rischio la nostra fede in uno scontro reale con i problemi del mondo. Restare fuori dalla mischia, giudicando da una posizione di superiorità, vuol dire rimanere intrappolati in una mentalità difensiva, nel fondamentalismo ed esclusivismo che finiscono per distruggere la fede perchè erodono la compassione. Credere in una nuova creazione piuttosto che in un’altra creazione significa comunque che possiamo favorire il capovolgimento delle crisi collettive verso la speranza e verso un cambiamento positivo piuttosto che verso la disperazione e la catastrofe.

Brano tratto da “Carissimi amici,” Una lettera di Laurence Freeman OSB, Newsletter di Meditazione Cristiana, Vol. 35, No. 1, April, 2011. Il testo completo della lettera è al link https://wccmitalia.org/notizie/newsletter2/4-lettera-di-laurence-freeman-aprile-2011.html