Letture settimanali 3 marzo 2013

Il mantra è al centro del mistero che viviamo ogni giorno.

E ‘un atto di unità, un’ espressione di amore che inizia con un nuovo tipo di amore per sé stessi che può sembrare a prima vista un amore difficile ma che si espande nell’esperienza della Trinità  stessa – amore di Dio, amore per gli altri, amore dell’amore . Esso conduce all’ unità in sé stessi con la guarigione delle dualità della mente agitata (voglio questo o quello o  entrambi, quella persona è  mia nemica, quell’altra oggetto di desiderio). Nel momento in cui questa divisione interiore viene sanata nella mente, noi siamo guidati verso il cuore attraverso un’immediata ri-connessione con la Mente di Cristo in noi. A poco a poco la realtà della preghiera continua si sviluppa e permea tutte le attività. Come San Patrizio, troviamo Cristo mentre camminiamo, dormiamo, ci alziamo e lavoriamo. Anche nell’attuale stress della vita cittadina, in attesa di un treno, nel mezzo di un ingorgo del traffico, alle prese con la  burocrazia, aspettando al telefono una  risposta automatica, la mente tranquilla può essere consapevole del sorgere dell’agitazione e può adottare misure per delimitarla. Questa non è solo una visione meravigliosa della preghiera nella tradizione cristiana (‘Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei tempi’) è poco meno di una necessità nel mondo della divisione e dell’ agitazione che ci siamo creati.

Come facciamo a sapere che la nostra mente si sta calmando? Semplicemente perché in situazioni di stress, di confusione e di agitazione siamo comunque consapevoli di una gioia, di una  pace e di una chiarezza che ci conferma che la Verità è in  noi. Perquanto la si possa  dimenticare o rifiutare, essa non ci abbandona mai. Ritornate alla meditazione dopo un periodo di infedeltà ( alla meditazione o a  qualsiasi altra cosa) e vedrete come, una volta che gli strati mentali di colpevolezza o di irrequietezza sono stati superati, è pronta per voi una festa di bentornato a casa con tutto il cuore, un banchetto d’amore .

Questo è il contesto in cui i dogmi cominciano ad avere un senso e diventano parte della vita quotidiana. In assenza di questa calma mentale un’assolutistica deriva verso  l’intolleranza o il fondamentalismo è inevitabile.  Sono rimasto allibito nel sentire di recente di un bambino di sette anni che aveva appena fatto la sua prima confessione e si era svegliato la notte a causa di un incubo: Dio lo mandava nelle fiamme dell’inferno perché non aveva confessato tutti i suoi peccati. Qualcuno può aver pensato che questa immagine demoniaca di Dio non fosse più in circolazione. E’ grave come spacciare  droghe ai bambini  fuori dalle scuole. Ma il suo persistere ci fa capire com’è  facile che la verità venga stravolta e quindi com’è importante preparare il terreno  della quiete mentale per riuscire ad accogliere qualsiasi insegnamento spirituale.

La meditazione è iconoclasta. Dissolve tutte le immagini ed i concetti compresi quelli di Dio. Questo grande ‘vuoto’ può anche spaventare le persone religiose ignare della tradizione contemplativa e può portarle a pensare che la meditazione è ‘ una non preghiera’. Ma l’esperienza dimostra che presto questa calma della mente diventa lo spazio aperto in cui si rivela la pienezza di Dio. Al posto del vecchio e ancora prevalente modello monade di Dio – un monarca assoluto seduto su un trono distante che dispone della vita dei suoi sudditi – emerge una nuova visione di Dio attraverso l’esperienza di amore donato e condiviso come grazia. Il Dio monade è una singola unità, sola e onnipotente, capace di misericordia come tutti i tiranni, ma ugualmente capace di vendette e crudeltà anche casuali. Dal punto di vista antropologico riflette un certo tipo di società primitiva (non sempre così assente nelle democrazie moderne) ed è alimentato dall’ auto-immaginazione dell’ego stesso. Questa è la ‘fantasia’ che agita la mente e che John Main chiamava il ‘grande nemico della preghiera’. Ma poichè questa visione è ormai superata, diventa più facile, più naturale, scoprire l’esperienza che ci aspetta nel cuore.

Laurence Freeman OSB

Estratto da Newsletter aprile 2009