Letture settimanali 3 febbraio 2013

A mio parere ci sono cinque aspetti essenziali della vita spirituale che, per convenienza, descriverei brevemente in questo modo:

 

Comprensione delle Scritture. Il rifiuto delle scritture sacre dell’umanità da parte della mente chiusa razionalista è uno delle peggiori  autoinflitte ferite della nostra cultura. E’ pari solo all’eresia contemporanea del litteralismo,  in un certo senso stupido, quanto l’approccio razionalista è cieco. Recuperare il gusto e il senso spirituale della Scrittura è una priorità per tutti i nostri programmi educativi, ma richiede una ri-stimolazione delle facoltà di percezione necessarie per risvegliarci.

Partecipazione all’Eucaristia. Non solo “andare in chiesa”, ma condividere la koinonia e il partecipare insieme  al rituale mistico che viene celebrato. Varie Chiese hanno diversi approcci all’Eucarestia. E molte persone oggi considerano  insignificanti tutti i riti religiosi , tranne quelli che hanno il vantaggio di essere una novità o magari  esotici.  Ma, ancora una volta, prima che il significato sacramentale possa esser ricuperato, è importante che inizi un risveglio interiore dei significati spirituali.

Consapevolezza della morte. Ogni tradizione sapienziale, vede questa come una pratica preziosa. Sfida l’endemica negazione della morte della nostra cultura. Questo rifiuto spiega i modi in cui da una parte  ci divertiamo ad assistere alla violenza attraverso i media e dall’altra troviamo così difficile riconoscere  che il prospetto del nostro ultimo respiro. . . . non è un fallimento, ma può essere benvenuto ed accettato  al momento giusto nella nostra vita.

Piccoli atti di gentilezza. Quando una volta chiesero a John Main quale fosse il modo migliore per prepararsi alla meditazione, ecco cosa rispose. Un sorriso o un gesto di cortesia che offriamo quando   allontaniamo  la nostra attenzione  da noi stessi verso gli altri , può essere in grado di trasformare noi e gli altri all’istante. Su scala diversa lo si applica a tutto il nostro impegno per la giustizia e la pace, per il sollievo della sofferenza o l’educazione dei giovani. Qualunque cosa facciamo rimane “piccolo.” Non possiamo salvare il mondo intero con tutto quello che facciamo. Ma tutto quello che facciamo fa la differenza.

Recitare il mantra. Questo, come dice Giovanni Cassiano, raccoglie tutte le emozioni della natura umana e  aiuta ad adattarsi in ogni situazione. E’ un atto Eucaristico, perché, come l’Eucaristia, rivela e celebra la presenza reale. Risveglia il gusto per le scritture che può mettere in risalto il significato di ogni esperienza che stiamo vivendo. Arriva alla radice di ogni paura, anche la paura della morte, perché ci aiuta a vivere nel momento presente che racchiude la costante consapevolezza della morte. Morte e risurrezione sono del momento. Infine, è un atto di pura dolcezza verso noi stessi. E facendoci sentire meglio con noi stessi, ci libera e ci infiamma ad amare gli altri.

Forse sono i racconti,  piuttosto che il genere di affermazioni prosaiche che ci sono in questa lettera, ad offrirci un insegnamento più utile e concreto …. Però la tradizione è composta da ambedue: le storie reali e la continua  riflessione con i conseguenti commenti sulle storie narrate. E abbiamo bisogno della tradizione per dare un contesto e l’assistenza a quel lungo viaggio spirituale che è ogni vita. Il momento in cui i Magi arrivarono con i loro doni dal Messia appena nato e caddero in ginocchio,  rappresenta l’inizio della lenta sottomissione della magia alla saggezza nella cultura umana.  Nella stessa storia, vediamo noi stessi come viaggiatori che vengono da lontano, e però torniamo al percorso che abbiamo trovato con una maggior gratitudine e meraviglia.

Laurence Freeman OSB

Estratto da Newsletter Inverno 2009-2010