Letture settimanali 29 settembre 2013

Quando nella persona umana la forza della fede è libera, essa ci spinge a sperimentare la realtà oltre le parole, le immagini e le idee.

Scopriamo allora che i filtri della metafora, per quanto utili e necessari  ad un certo livello, possono (e devono) essere disattivati  per permettere alla fede di crescere. Come in tutti gli esseri umani, o cresciamo nella fede o la fede appassisce e muore. La fede contiene il desiderio eterno che tutti noi abbiamo di vedere la realtà così come è. “Fratelli e sorelle”, dice San Giovanni, ” noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come Egli è. Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come Egli è puro (1 Giov. 3, 2-3). Vedere Dio è diventare come Dio. La purezza è la condizione di questa visione. In gran parte delle religioni, però, in cui la fede è limitata alle credenze o ai rituali, purezza significa un accumulare altri filtri che si aggiungono e si inseriscono negli strati intermedi.  Al centro di ogni religione, tuttavia, c’è la inestirpabile conoscenza mistica che la purezza ultima è una visione perfetta della realtà, non filtrata o mediata da alcuna metafora. La maggior parte di noi non la raggiunge pienamente, ma l’intuizione che sia così fa parte della natura profonda della fede stessa.

Vedere la realtà così com’è, o almeno liberarsi progressivamente di alcuni dei filtri, è un importante atto di fede. Esprime il volto fiducioso della fede, perché il nostro attaccamento alle convinzioni, credenze e ai riti della nostra tradizione (piuttosto che il credere e il rito in sé) diventa una falsa e falsificante sicurezza . E così, molte persone profondamente religiose sentono una avversione o antipatia per la meditazione, perché sembra (e in effetti lo fa) minare i confini sicuri che proteggono la nostra visione del mondo e il nostro senso di essere superiori e diversi dagli altri.

Un cammino di fede, tuttavia, non è una adesione ostinata a un certo punto di vista o a dei sistemi di convinzioni, credenze  e tradizioni rituali che lo esprimono. Ciò la renderebbe solo ideologia o settarismo, non fede. La fede è un cammino di trasformazione che richiede che ci muoviamo all’interno, attraverso e oltre le nostre strutture di credenze e convinzioni e riti esterni – che non bisogna tradire o respingere, ma neppure dobbiamo restare intrappolati dalle loro forme di espressione. San Paolo ha parlato della Via della salvezza, come inizio e fine nella fede. La fede è dunque senza limiti fin dall’inizio del cammino umano. Naturalmente, abbiamo bisogno di una struttura, di un sistema e della tradizione. [Ma] pur  rimanendo ben saldi ed ancorati in queste, il processo di cambiamento si sviluppa e la nostra prospettiva di verità viene continuamente ampliata.

Laurence Freeman OSB

Estratto da: Newsletter settembre 2008