Letture settimanali 28 ottobre 2012

Quando nella persona umana si libera la forza della fede, essa  spinge a vivere la realtà al di là delle parole, delle  immagini e delle idee. Scopriamo allora che i filtri della metafora

, per quanto utili e necessari ad un certo  livello, possono  (e devono) anche  essere disattivati se  la fede vuole crescere. Come tutti gli esseri umani nell’universo cresciamo nella fede o la fede appassisce  e  muore. La fede contiene l’eterno anelito che tutti noi abbiamo di vedere la realtà così com’è. “Fratelli e sorelle”, ha detto San Giovanni, “ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.”(1 Gv 3,2-3) Vedere Dio è diventare come Dio. La purezza è la condizione di questa visione. In gran parte della religione, però, dove la fede è limitata a credenze o rituali, la purezza significa accumulare filtri, aggiungendone negli strati intermedi.  Al centro di ogni religione,  tuttavia, c’è la conoscenza mistica inestirpabile che la purezza finale è la perfetta visione della realtà, non filtrata e non mediata da una metafora. La maggior parte di noi non l’ha mai raggiunta pienamente, ma intuisce che è parte della natura profonda della fede stessa.

 Vedere la realtà così com’è, o almeno liberarsi progressivamente di alcuni filtri, è un dei più importanti atti di fede. Esprime il volto fiducioso della fede perché il nostro attaccamento alle credenze e ai rituali della nostra tradizione (piuttosto che le credenze e rituali in se stessi) diventano una sicurezza falsa e falsificante. E così, molte persone profondamente religiose sentono una certa avversione o antipatia per la meditazione, perché sembra minare (e in effetti lo fa) i confini sicuri che proteggono la nostra visione del mondo e il nostro senso di essere diversi e superiori agli altri.

Un cammino di fede, tuttavia, non è un’adesione ostinata a un punto di vista e a sistemi di credenze e tradizioni rituali che lo esprimono. Questo significherebbe solo ideologia o  settarismo, non fede. La fede è un cammino di trasformazione che ci chiede di procedere, attraverso e oltre le nostre strutture di credenze e di osservanze esteriori, non si tratta di tradirle o rifiutarle, ma neppure di essere intrappolati dalle loro forme di espressione. San Paolo ha parlato della Via della salvezza, come inizio e fine nella fede. La fede è dunque indeterminatezza, fin dall’inizio del cammino umano. Naturalmente, abbiamo bisogno di un quadro, un sistema e una tradizione. [Ma] se siamo stabilmente al centro di questi,  prende vita un processo di cambiamento  e la nostra prospettiva di verità  viene continuamente ampliata.

Laurence Freeman OSB

estratto da Newsletter settembre 2008