Letture settimanali 27 agosto 2017

Le persone religiose spesso dimenticano le cose più ovvie e questa è la più ovvia e la più necessaria da ricordare: chi non ama non conosce nulla di Dio. Non è un ragionamento metafisico, ma la ragione del cuore [e] l’esperienza umana più universale ce lo insegna. … L’amore è trascendenza, il ricentrarsi della consapevolezza con un atto di paziente attenzione all’altro. I genitori lo fanno, gli amanti lo fanno e anche le persone religiose devono farlo, se vogliono essere autentiche.

Il modo in cui preghiamo è il modo in cui viviamo. Viviamo nella forza della trascendenza quando preghiamo dal profondo. Non solo salat [Ndt, la preghiera islamica canonica] e liturgia, ma contemplazione. Lo scopo ultimo di questa vita, dice Sant’Agostino, è di aprire gli occhi del cuore con  i quali vedere Dio… I mezzi sono quelli che ci insegna la religione quando non confonde se stessa con il fine: attesa, pazienza, stabilità e, in modo particolare nella nostra epoca di comunicazione istantanea, silenzio. […]

[All’incontro Cristiano-Mussulmano], abbiamo recitato il salat e le preghiere cristiane. Ma ci siamo anche seduti in silenzio per meditare – noi la chiamiamo la preghiera del cuore e loro dhikr. Riduce molte parole ad una sola in una ricca povertà di spirito. In questo silenzio, abbiamo toccato una universalità che le parole di solito indicano soltanto. Non è una fuga dalla realtà, ma un abbracciare la realtà divina che entrambi conosciamo come amore.

Le relazioni vengono cambiate da questa esperienza di silenzio nella trascendenza, in modi che le parole non possono realizzare. Viviamo insieme in un modo nuovo, quando siamo stati pazienti insieme nel silenzio dell’amore.

Brano tratto da Laurence Freeman OSB, “Prayer as Meeting: A Christian-Muslim Gathering,” The Tablet, September, 2006.