Letture settimanali 26 agosto 2018

In uno stile di vita rumoroso ed iperattivo, immersi nel ronzio dei media e bombardati da intrusioni visive, le sessioni mattutine e serali di meditazione purificano e ricaricano il nostro silenzio. L’attenzione è il muscolo del silenzio. Lo sviluppiamo attraverso l’esercizio regolare. [Ma] il nostro stile di vita contemporaneo e le istituzioni che ci regolano non riservano molto spazio al silenzio. La natura propria del silenzio fa sì che lo si perda con facilità, senza che neanche ce se ne accorga. Più distratti siamo, meno notiamo di non essere attenti. Più stimoli esterni occupano la nostra mente, meno sappiamo di aver perso spaziosità interiore. Quando alla fine ci rendiamo conto che qualcosa non va, o che manca, facciamo fatica a dargli un nome. […]

Imparare ad essere silenziosi, implica distogliere l’attenzione da noi stessi, per lo meno, nel modo in cui normalmente e compulsivamente pensiamo a noi stessi, cioè, guardando alle nostre spalle il passato o scrutando l’orizzonte del futuro. Cosa dovrei fare? Come posso essere più felice? Sono un successo o un fallimento? Cosa pensano gli altri di me? Ho tutto sotto controllo?

Questo tipo di domande, di solito, determina le nostre decisioni o i nostri schemi di crescita o declino. Queste domande sorgono dall’aver oggettificato se stessi, il che, naturalmente, ha un valore pratico nella vita… Ma, molto facilmente, queste domande possono diventare l’atteggiamento mentale dominante, che facciamo nostro in ogni momento. Ne diventiamo schiavi. Il modo in cui vediamo noi stessi (l’ego, come una videocamera di sorveglianza  continuamente accesa che registra ogni parola e ogni gesto), e il modo in cui ci vedono gli altri (il senso di essere continuamente sotto scrutinio e tacciati come inadeguati), ha generato, con l’aiuto attivo dei media, una cultura ossessionata dall’immagine di sé. Mai verificata e mai modificata, questa ossessione distrugge la fiducia nel vero sé che ci rende capaci di rischiare e di donare noi stessi – in altre parole, di vivere. […]

Noi tutti abbiamo paura di buttarci a capofitto, troviamo una marea di scuse per evitare di sedere immobili, e rifuggiamo il silenzio che apre alla consapevolezza. Ma quando facciamo silenzio, la vita si apre completamente con una freschezza e acutezza che è l’energia della vita di Cristo. In un istante, le paure, i pregiudizi e le prigioni della condizione umana, che ci siamo costruite, iniziano a frantumarsi. È come entrare nella propria cella interiore, se vogliamo dirla come Gesù. Ma quando entriamo in questa cella, scopriamo che ci stiamo muovendo attraverso uno spazio senza limiti.

Brano tratto da Laurence Freeman, OSB, “Dearest Friends,” Christian Meditation Newsletter, Vol. 33, No. 3, September 2009, pp. 3, 4, 5, 6.