Letture settimanali 21 ottobre 2012

Nella risurrezione noi siamo assolti dalla necessità di oggettivare Dio. Non dobbiamo più parlare con Dio, per placarlo o rivolgergli una supplica. “Il Padre tuo sa quali sono le tue necessità prima ancora che tu glielo chieda” Gesù ci rassicura.

 

Da quel momento eterno, quando Gesù divenne consapevole della sua unione con il Padre, l’umanità oltrepassò la fase dell’infanzia spirituale. In quel momento essa maturò “nella piena altezza di Cristo”. Questo momento di Cristo si trova al centro del nostro essere, nel nostro stesso cuore, in cui il suo spirito vive e cresce come un seme sepolto nel terreno. Trovare quel momento è l’impegno della meditazione. E’ ricco di gioia e rivitalizzante perché ci tocca nel cuore, in una fede che sa che il momento è già sorto e nasce imperituro. Una volta che noi riconosciamo questa unione nella nostra esperienza, rinasce la nostra intera esistenza. Sappiamo di essere uniti in una totalità che è santità. E questo è tutto il lavoro di un momento, il momento di Cristo.

Noi non siamo soltanto liberati dalla necessità di vedere noi stessi e Dio in modo dualistico. Siamo in realtà chiamati a non farlo. “È arrivato il momento, anzi è già qui” quando siamo chiamati ad adorare Dio in spirito e verità. Dicendo così alla Samaritana, Gesù ci chiama tutti in una nuova dimensione di consapevolezza spirituale. Non possiamo più persistere nel dualismo dell’infanzia spirituale ed essere nella verità del momento di Cristo. La presenza in noi dello Spirito di Cristo non
è solo un dono, una proposta eccezionale, una grazia che possiamo accettare o rifiutare. E’ una realtà, la porta d’ingresso del recinto di un’unione senza confini. È la forza nel nostro destino che ci porta a compimento. La meraviglia è che questi richiami vengono dall’amore e ci educano con dolcezza infinita.

John Main OSB
estratto da “Monastero senza Mura”