Letture settimanali 20 gennaio 2013

Far sì che la meditazione quotidiana trovi realmente il suo spazio fra tutti gli schemi delle  nostre vite, non solo nella nostra immaginazione ma nella realtà, è una sfida per i migliori di noi; al meglio che è in noi.

E’ un inserimento terreno alla legge cosmica del sacrificio.  Una storia indiana racconta che Vishnu  si recava ogni giorno a venerare Shiva offrendole mille fiori di loto ai suoi piedi.  Un giorno, dopo alcune migliaia di anni di tale devozione, mentre deponeva i loti, egli scoprì che erano soltanto 999  (ogni tanto può succedere). Senza indugio egli estrasse uno dei suoi bellissimi occhi a forma di loto e completò l’offerta collocandolo tra gli altri 999.

La venerazione è un altro modo per comprendere la rinuncia di sé che è la dinamica al cuore della meditazione e di ogni forma di amore. Essa ci offre un modo diverso di guardare al sacrificio. Non come alla perdita di qualcosa di prezioso, qualcosa che ci viene strappato via mentre urliamo e tiriamo calci… ma come un’opportunità preziosa per raggiungere sempre più la beatitudine e il compimento. Accettare e donare in tali momenti è un dono di gloria che tiene insieme il nostro intero essere, ci unifica e  ci rende semplici in un’improvvisa alchimia dell’amore.

Questo è l’impegno multi-dimensionale della meditazione  ed il motivo per cui noi dobbiamo esser così semplici nel ripetere il nostro mantra, se vogliamo  far armonizzare e sviluppare insieme tutte queste dimensioni. Non si tratta soltanto di un sacrificio di tempo….Il sacrificio comprende i nostri pensieri e l’immaginazione, le cento e una conversazioni a tutti i livelli della nostra mente. Come fu per Vishnu, noi offriamo il nostro intero modo di vedere e di conoscere, una parziale e temporanea cecità che è un atto di fede in un modo diverso e più grande di vedere e sapere.

Il mantra  introduce… all’esperienza della preghiera, un atto spontaneo di lode che coinvolge il nostro intero essere. Non si tratta soltanto di dire a Dio…quanto Lui è onnipotente, onniscente e onnipresente. Ma di accettare l’invito insito nella nostra stessa esistenza a diventare come ” Dio è” : per grazia, per scelta, per amore. In questa cooperazione di grazia e natura il nostro essere è reso completo. Cristo, il guaritore, è all’opera per riunire profondità e superficie, interiore ed esteriore, nel puro dono della lode, che è nostro e suo nel momento in cui ascoltiamo il mantra.

Come Fr John insegnava, la nostra meditazione diventa una preghiera purissima non solo nell’impegno di ripetere il mantra a dispetto della distrazione, ma nella quiete del suo ascolto.

Laurence Freeman, OSB

tratto da International Newsletter 1977