Letture settimanali 18 novembre 2012

Il veramente altro è essenziale per la mente mistica e amorevole. Il prossimo stimola la mente a lasciare andare i suoi punti fissi e ad espandersi al di là di se stessa, allargando la visione che abbiamo del mondo e di noi stessi al suo interno.

 

Di fronte all’altro dobbiamo rinunciare alla drammatizzazione. Questo è un po’ di quello che capisco riguardo al termine  “mente cattolica” perché quando si incontra l’altro questi non può essere descritto o controllato. La mente cattolica cerca istintivamente di includere anziché respingere, anche quando incontra un abisso di differenza nell’altro da cui si ritrae e che trova sbagliato e minaccioso [. . . .]

Diventiamo cattolici in senso pieno e completo solo per mezzo della crescita, che è un cammino attraverso fasi di guarigione e di integrazione. Quindi, nessuno di noi è già cattolico, nemmeno il papa. C’è un modo per diventarlo. Ma l’alternativa al processo di perdono è la mente settaria che oggettivizza l’altro e, attraverso la paura e il piacere del potere, nega la sua pura soggettività, la sua alterità e il suo stesso essere. Socialmente e storicamente, abbiamo fatto questo agli immigrati, agli ebrei, ai gay e ad altre minoranze facilmente stigmatizzate. Ma anche a metà della razza umana attraverso la violenta patriarcale esclusione delle donne. Facendo ciò,  noi escludiamo noi stessi dal tutto e quindi dall’ Uno santo. Dio è sempre soggetto, il “grande IO SONO”, impenetrabile ai nostri tentativi di oggettivare e manipolare. Incontriamo questa pura emanazione dell’ essere nel nostro profondo silenzio, non nell’ideologia o nell’astrazione, ma in modi diversi, fondamentalmente gli uni negli altri, nella bellezza e  nella meraviglia della creazione, nell’oceano dell’ essere, della sofferenza e della beatitudine, in cui sia noi che il creatore siamo immersi.

. . . .. Pensare alla contemplazione come un a specie di lusso, relax o occupazione del tempo libero, non coglie assolutamente il significato  dello sviluppo umano, come l’unico modo essenziale che noi abbiamo per glorificare Dio. Come possiamo “glorificare Dio” attraverso ciò che diciamo o facciamo ? Possiamo solo essere il riflesso della gloria divina potenzialmente serbata nel nostro essere. San Giovanni della Croce dice che l’anima è come un pacchetto non aperto. Aprirlo è il nostro modo di glorificare Dio –  in ultima analisi, attraverso la completa partecipazione alla vita e alla visione di Dio. Meditiamo, ha detto John Main, per diventare la persona che Dio sa che noi siamo; per diventare uno con la fonte del dono, restituendo il dono a chi l’ha donato e poi trovando il dono che contiene.

 

Laurence Freeman OSB

estratto da Newsletter ottobre 2010