Letture settimanali 17 novembre 2013

 Una comunità di amore non si dissolve quando le sue proporzioni aumentano o diminuiscono.

Non si aggrappa agli amici che si è fatta e non si difende dagli estranei, non impone quote di iscrizione o controlla le credenziali delle persone. Non smette di considerare l’esperienza d’amore da cui ha avuto origine e che inevitabilmente alla fine la porterà ad una vetta da cui si vede l’amore senza confini.

Quando morì John Main non c’era gran che da mostrare che fosse nato dalla sua visione…C’era una piccola comunità monastica e appena un inizio di quella mondiale. Lui si era accorto fin da principio che c’era bisogno di cambiare direzione, bisognava andare ancora oltre l’istituzionalità e più in profondità nel mistero di una comunità che si raggiunge al prezzo della solitudine. Aveva l’idea che la sua comunità d’amore doveva vedersi nelle persone, non nelle strutture o nelle istituzioni. Prima dell’ultima fase della sua malattia John Main si sentì attratto da una vita ancora più ritirata al fine di realizzare meglio la sua visione di comunità. La sua morte divenne il passo nella solitudine. Ancora oggi quando si celebra l’espansione e la diversificazione a livello mondiale della sua missione, una comunità di amore diffusa fra tante culture e penetrata in tante tipi e fasi della vita, con l’eccezione della vita monastica vera e propria che ironicamente era stato il suo primo desiderio, non possiamo confondere comunità con istituzione.

Sarebbe sbagliato trattare trionfalmente la celebrazione dell’espansione del suo lavoro. Celebrare è più di un trionfo; è crescita e sviluppo personale…Così come non calcoliamo i progressi nella meditazione dai risultati o dalle sensazioni, così la crescita di una comunità di amore è un fatto personale, interiore e non di statistiche…

Una comunità d’amore richiede molto più lavoro, come succede per l’impegno interiore della meditazione, ed il suo mistero è visibile nella grazia, come dono gratuito dello spirito che per primo inizia il lavoro e ne vede il completamento nell’eterno presente. E noi celebriamo proprio questo lavoro dello spirito. E’ come dire un lavoro in corso quello per cui John Main è diventato un maestro grande e altruista…E sono innumerevoli i meditatori che proseguono in quell’impegno in tutto il mondo.

Laurence Freeman OSB

estratto da: Newsletter ottobre 2007