Letture settimanali 17 febbraio 2013

Nel Discorso della Montagna Gesù ha identificato negli affanni materiali, la nostra principale fonte di ansietà. Come possiamo stare più tranquilli  e ridurre la sofferenza personale? Questa è la maggior preoccupazione che oscura il momento presente e mette in fuga le autentiche priorità.

 

“Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete ; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?” Mt 06:25

Quando ci esorta a non preoccuparci, Gesù non intende negare la  realtà dei problemi quotidiani.Ci invita ad  abbandonare l’ansia, non la realtà. Imparare a non preoccuparsi è faticoso. . .  [Così], nonostante la sua  “malattia da deficit di attenzione”, perfino la mente moderna possiede la naturale capacità di stare tranquilla  e di superare le proprie fissazioni. Nella profondità scopre la propria chiarezza, dove si è in pace, liberi dall’ansia. Molti di noi hanno circa una mezza dozzina di ansie  preferite, simili a zuccheri amari che succhiamo  in continuazione. Saremmo spaventati se ne restassimo privi. Gesù ci invita a superare la paura di lasciar andare l’ansia, la paura che abbiamo della pace stessa. La pratica della meditazione è un modo per applicare il suo insegnamento sulla preghiera, e attraverso l’esperienza, dimostra infatti che la mente  umana può  scegliere di non preoccuparsi.

Ciò non significa che possiamo  facilmente fare il vuoto nella mente e allontanare tutti i pensieri a piacimento. Nella meditazione restiamo distratti e tuttavia liberi da ogni distrazione. Questo perché – anche se all’inizio in minima parte – siamo liberi di scegliere dove concentrare la nostra attenzione. A poco a poco la disciplina della pratica quotidiana rafforza questa libertà. Sarebbe puerile pensare che tutto ciò  si possa realizzare in breve tempo. Rimarremo distratti a lungo. Ci abitueremo presto alle distrazioni considerandole dei compagni di viaggio nel cammino della meditazione. Ma esse non devono avere il sopravvento. Se decidiamo di  recitare il mantra con fedeltà e di ritornarvi con tenacia, ogni volta che ci capita di distrarci,  esercitiamo la libertà di fare attenzione.

Non è una scelta, nel senso in cui scegliamo una marca particolare di un prodotto dallo scaffale del supermercato. E’ la scelta di impegnarsi. Il cammino del mantra è un atto di fede, non un movimento del potere che viene dall’ego. In ogni atto di fede vi è una dichiarazione d’amore. La fede prepara il terreno affinché il seme del mantra  germogli nell’amore. Noi non creiamo da soli il miracolo della vita e della crescita, ma siamo responsabili del suo sviluppo. Per raggiungere la pace della mente e del cuore – il silenzio, la quiete  e la semplicità – si richiede non la volontà di una personalità tipo A di successo, ma l’attenzione incondizionata e la fedeltà costante di un discepolo.

Laurence Freeman OSB

Tratto da: ‘Gesù il Maestro interiore’