Letture settimanali 16 ottobre 2016

Imparare ad essere silenziosi, implica distogliere l’attenzione da noi stessi, per lo meno, nel modo in cui normalmente e compulsivamente pensiamo a noi stessi, cioè, guardando alle nostre spalle il passato o scrutando l’orizzonte del futuro. Cosa dovrei fare? Come posso essere più felice? Sono un successo o un fallimento? Cosa pensano gli altri di me ? Ho tutto sotto controllo?

Questo tipo di domande di solito determina le nostre decisioni o i nostri schemi di crescita o declino. Queste domande sorgono dall’aver oggettificato se stessi, il che, naturalmente, ha un valore pratico nella vita… Ma, molto facilmente, queste domande possono diventare l’atteggiamento mentale dominante che facciamo nostro in ogni momento. Ne diventiamo schiavi. Il modo in cui vediamo noi stessi (l’ego, come una videocamera di sorveglianza  continuamente accesa che registra ogni parola e ogni gesto), e il modo in cui ci vedono gli altri (il senso di essere continuamente sotto scrutinio e tacciati come inadeguati), ha generato, con l’aiuto attivo dei media, una cultura ossessionata dall’immagine di sé. Mai verificata e mai modificata, questa ossessione distrugge la fiducia nel vero sé che ci rende capaci di rischiare e di donare noi stessi – in altre parole, di vivere. […]

Durante una visita in Norvegia, … ho fatto una nuotata, in una giornata meravigliosa, in un fiordo di Oslo. Siccome non mi piace l’acqua fredda, l’ho provata immergendo la punta del piede, e dal mio punto di vista era troppo fredda. Ma vergognoso del fatto che il mio compagno Vichingo si era già coraggiosamente tuffato nell’acqua, mi sono fatto forza e l’ho seguito. L’impatto con il freddo ha spalancato la mia mente, un’agonia momentanea, ma poi nuotando la temperatura del mio corpo si è regolata, e alla fine l’esperienza si è rivelata deliziosa.

Noi tutti abbiamo paura di buttarci a capofitto; troviamo una marea di scuse per evitare di sedere immobili, e rifuggiamo il silenzio che apre alla consapevolezza. Ma quando facciamo silenzio, la vita si apre completamente con una freschezza e acutezza che è l’energia della vita di Cristo. In un istante, le paure, i pregiudizi e le prigioni della condizione umana, che ci siamo costruite, iniziano a frantumarsi. È come entrare nella propria cella interiore, se vogliamo dirla come Gesù. Ma quando entriamo in questa cella, scopriamo che ci stiamo muovendo attraverso uno spazio senza limiti.

Brano tratto da Laurence Freeman, OSB, “Dearest Friends,” Christian Meditation Newsletter, Vol. 33, No. 3, September 2009, pp. 4, 5, 6.