Letture settimanali 15 marzo 2015

Di tanto in tanto, per la grazia, la fede e la semplicità del mantra, possiamo essere condotti alla pace profonda e alla calma.

La nostra esistenza consapevole diventa armoniosa, e riflette dal profondo nel nostro essere la calma e la gioia della vita di Cristo risorto. Il corpo, la mente e lo spirito sono uniti in pace, come una coppia che dopo aver litigato molto ritorna alla bontà e all’amore alla base della loro relazione. La mente vede che i suoi interminabili monologhi interni e le sue ansie auto-enfatizzanti all’improvviso cadono e si calmano meravigliosamente. Diventa silente, sorpresa per la sua stessa capacità di restare immobile (forse non consapevole che, mentre pensa, non è ancora completamente quieta !) e alla sua capacità di lasciar andare i desideri compulsivi e le paure.

Ci sono tempi – forse momenti fuggevoli – in cui siamo portati interamente fuori da noi stessi. Non siamo addormentati. Ma non siamo neppure svegli nel senso usuale. Infatti il nostro stato solito di veglia è più come un sogno che uno stato di veglia. La chiarezza della consapevolezza di cui godiamo è dovuta alla scomparsa dell’io che vuole solo avere benefici.

“Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me”. E’ Paolo che descrive questo stato transpersonale ego-trascendente o un buddista o un panteista? Chi è l’Io che non vive più? Chi è l’io in cui solo Cristo, la perfetta immagine del Dio invisibile, vive? Sono domande importanti, senza fine. Ma la loro importanza ha effetto solo dopo l’avvenimento. Per la durata del semplice stato dell’ unione queste domande, come tutti i pensieri, sono consumate dalla presenza dell'”Uno che davvero è”. Ma poi ritorniamo alla realtà ordinaria e ricordiamo l’ultimo pensiero che abbiamo avuto prima che l’esperienza accadesse – la nostra avidità, uno scoperto in banca, i problemi che i nostri figli devono affrontare. Molto presto veniamo assorbiti dal nostro mondo familiare fatto di pensieri. Dio diventa un obiettivo che cerchiamo di raggiungere o di capire, o un ricordo di cui abbiamo nostalgia, piuttosto che un “IO SONO” di amore che fluisce nel nostro essere più intimo.

Laurence Freeman OSB

Estratto da: “Web of silence”