Letture settimanali 13 ottobre 2013

Se siamo in grado di capire come la natura sia silenziosa , possiamo scoprire il potere purificante e redentore del silenzio .

Tutto ciò che è semplicemente se stesso tace . Non importa se si sta parlando o starnazzando o soffiando nel vento . Il silenzio non è influenzato dal rumore se il rumore non fa finta di nulla o non cerca di sostituire l’identità o il diritto di essere. . . . Il silenzio purifica . Esso ci restituisce alla nostra vera natura e ribalta le contro-correnti dell’innaturale .

Riappropriarsi della nostra vera natura nella meditazione significa che con la meditazione impariamo a soddisfare le esigenze di base della nostra natura . Per “soddisfare i nostri bisogni”, intendo dire nel doppio senso del soddisfare, per prima cosa l’affrontarli e poi l’esaudirli. Non possiamo soddisfarli fino a quando non li abbiamo pienamente affrontati ed accettati , fino a quando non siamo in grado di riconoscere i nostri bisogni senza sensi di colpa o auto-rifiuto. Questi sono i bisogni umani come l’interezza, la felicità e la pace . Non sono astrazioni . E non sono desideri . . . . Nel grande discernimento tra bisogni e desideri a cui ci porta il silenzio, siamo rigenerati a un rapporto diretto e armonioso , a una non- dualità , con noi stessi . L’ unica vittima di ciò è il fantasma del nostro sé immaginario con le sue paure e le sue illusioni .

La meditazione acuisce il nostro senso di quante forze innaturali siano oggi al lavoro . . . L’ alienazione dalla nostra natura spirituale – compassionevole e sconfinata – può essere sanata solo dal comprendere di nuovo quello che è la nostra vera natura . Tornare alla natura non significa far passeggiate in campagna , ma può essere arduo e rinfrescante come l’esercizio fisico. La meditazione ripristina un sano appetito per la vita, al posto del fascino decadente della morte e della corruzione . Lo vediamo nell’amore dei santi per la vita, nell’impossibilità per il santo di annoiarsi . Il lavoro del silenzio ci ricorda in modo simile che dobbiamo trovare i nostri piaceri più grandi in ciò che è naturale . . . ..

Trovando la nostra vera natura , con la nostra consapevolezza che si rispecchia e condivide la consapevolezza divina , sperimentiamo sia la pace sia la libertà. La pace nasce dalla certezza che la nostra stessa natura è radicata in Dio ed è reale come Dio . E’ quella pace che tutto può che ci fa consapevoli di appartenere a ciò che sappiamo non ci rifiuterà né rinnegherà mai, la nostra sicurezza nell’amore. La libertà scaturisce dalla gioia della trascendenza, dal sapere che ciò a cui noi apparteniamo, ci appartiene. Il radicamento consente l’espansione , proprio come il voto di stabilità di San Benedetto permette una continua trasformazione.

Di fronte alle nostre attuali crisi dobbiamo chiederci perché meditiamo . Ce lo chiediamo non per compromettere il nostro impegno , ma per raffinarlo e approfondirlo. Non siamo alla ricerca di esperienze interessanti . La meditazione non è la tecnologia dell’informazione. Si tratta di conoscenza che redime , di coscienza pura . . . . Questa conoscenza redentrice e rigenerante è la saggezza che manca alla nostra epoca. Siamo in grado di riconoscere e discriminare tra essa e le sue contraffazioni , perché non richiede né ostenta alcun pronome possessivo . Nessuno la rivendica come propria . . . . E’ la consapevolezza dello Spirito Santo e quindi è il grembo di ogni azione veramente amorevole . Di fronte alla tragedia più demoralizzante è così vicina a noi come noi lo siamo al nostro vero sé .

Laurence Freeman OSB

Estratto da: The web of silence”