Letture settimanali 13 novembre 2016

La meditazione affina il nostro senso di come molte forze innaturali sono al lavoro oggigiorno. L’alienazione dalla nostra natura spirituale, compassionevole e illimitata, può essere corretta solamente imparando di nuovo quale sia la nostra vera natura. […] Nel trovare la nostra vera natura, con la nostra consapevolezza che rispecchia e partecipa della consapevolezza divina, sperimentiamo sia la pace che la libertà. La pace sorge dalla conoscenza certa e sicura che la nostra vera natura è radicata in Dio, ed è reale come Dio è reale. È quella pace – che ci dà autorità e capacità – e che scaturisce dal sapere che apparteniamo a qualcuno che mai ci rifiuterà, mai ci rinnegherà. È quella sicurezza di sé che l’amore genera. La libertà nasce dal sapere che apparteniamo a qualcosa che ci appartiene. L’avere radici permette di espandersi, proprio come il voto di stabilità di San Benedetto permette una trasformazione continua.

Di fronte alla crisi del nostro mondo contemporaneo, abbiamo la necessità di chiederci perché meditiamo. Ci poniamo la domanda non per minare il nostro impegno, ma per affinarlo e approfondirlo. Non stiamo perseguendo esperienze interessanti. La meditazione non è informatica. Consiste, invece, nella conoscenza che redime, pura consapevolezza… Questa conoscenza redentiva e ri-creativa è la saggezza che manca al nostro tempo. La possiamo riconoscere e possiamo distinguerla dalle sue false contraffazioni perché non rivendica e non fa mostra di alcun pronome possessivo. Nessuno la può rivendicare come propria… È la consapevolezza dello Spirito Santo, e proprio per questo è il seno di ogni autentico atto d’amore.

Di fronte alle tragedie più scoraggianti, è vicina a noi come noi lo siamo al nostro vero sé.

Brano tratto da Laurence Freeman OSB, “Letter Four” in THE WEB OF SILENCE (London: DLT, 1996), pp. 42-43.