Letture settimanali 11 ottobre 2013

La nostra lingua è così debole da non poter spiegare la pienezza del mistero.

È per questo che il silenzio assoluto della meditazione è così fondamentale. Noi non cerchiamo di pensare a Dio, parlare con Dio o immaginarLo. Restiamo in quel silenzio meraviglioso, aperti al silenzio eterno di Dio. Scopriamo in meditazione, attraverso la pratica e l’esperienza quotidiana, che questo è l’ambiente naturale per tutti noi. Siamo creati per questo e il nostro essere prospera e si espande in quel silenzio infinito.

“Silenzio” in quanto parola, però, già falsifica l’esperienza e forse scoraggia molte persone, perché suggerisce un tipo di esperienza negativa, la privazione del suono o del linguaggio. La gente ha paura che il silenzio della meditazione faccia regredire. Ma l’esperienza e la tradizione ci insegnano che il silenzio della preghiera non costituisce uno stato pre-linguistico, bensì post-linguistico.

Il linguaggio finisce il suo compito, quando ci mostra la direzione attraverso e al di là di se stesso e di tutto il regno della coscienza mentale.

Il silenzio eterno non è deprivato di nulla né ci priva di qualcosa. È il silenzio dell’amore, dell’accettazione senza riserve e senza condizioni. […] Ci rendiamo conto di essere amati e così amiamo a nostra volta. La meditazione ha a che fare con il completamento del ciclo dell’amore. Con l’apertura allo Spirito che abita nei nostri cuori, e che in silenzio ama tutti noi, cominciamo e ricominciamo ogni volta il cammino della fede, perché c’è sempre un nuovo inizio all’eterna danza dell’essere-nell’amore.

John Main OSB

brano tratto da “Il silenzio dell’amore”, WORD MADE FLESH (London: Darton, Longman, Todd, 1993), pagg 29-30.