Letture settimanali 10 aprile 2016

 Sappiamo decisamente poco degli aspetti personali della vita di quei maestri spirituali che hanno aiutato l’umanità ad evolvere e che hanno veramente cambiato la mente umana.

È la loro personale autenticità, non la loro storia personale, il criterio per avere fiducia in loro e nella trasmissione della verità che essi incarnano. L’autorità rara e potente del vero maestro ci rende capaci sia di aver fiducia nel loro insegnamento, sia di metterlo in pratica nella nostra vita.

Ma l’autorità personale non è la stessa cosa della forza istituzionale. Per molte persone oggi, la vera autorità del Cristianesimo è minata dall’insistenza dell’ortodossia dogmatica del “devi credere questo, se vuoi essere uno di noi”. Come un bambino o un adulto immaturo, possiamo accettare questa insistenza perché offre la sicurezza di appartenere ad un gruppo con ferme convinzioni ed allontana la paura del rifiuto o di essere soli. Ma più esaminiamo da vicino il concetto che la fede possa essere imposta con la forza, tanto più vediamo quanto esso sia assurdo.

La fede, in una qualsiasi verità, cresce  attraverso un processo che include sia l’esperienza personale, sia la fiducia nell’autenticità del maestro. Non è che le verità essenziali del Cristianesimo non siano importanti, anzi sono così importanti che non possono essere ridotte ad un set di formule pronte, con forme linguistiche che non cambiano mai. Esse non sono dei biglietti di invito ad una festa o dei visti per il Regno. La verità autentica ha bisogno di crescere nel terreno della vita quotidiana come il seme del Regno stesso. La Verità cresce in noi come noi cresciamo nella relazione con la verità. Ogni istituzione – politica, educativa o religiosa – che nega questo, finisce per perdere la fede dei suoi membri. Una buona fede significa sia fiducia che credo.

Brano tratto da “Dearest Friends: A Letter from Laurence Freeman OSB,” Christian Meditation Newsletter, Vol. 33, No. 1, April 2009.