Letture settimanali 1 giugno 2014

 Oggi la velocità, l’insicurezza e l’ampia interconnessione dei fattori critici globali – dal cibo, al suolo,

all’acqua, alla biodiversità e ai sistemi finanziari – ci mettono a confronto con il bisogno di ciò che Simone Weil chiamava “una nuova santità”, necessaria al mondo di oggi come i dottori in una città colpita da un’epidemia, e che lei considerava “quasi equivalente ad una nuova rivelazione dell’universo e del destino dell’umanità. E’ la rivelazione di una gran parte di verità e di bellezza finora nascosta sotto uno spesso strato di polvere”.

L’uso che lei faceva della parola santità potrebbe oggi sconcertare molte persone. Eppure dimostra come le vecchie familiari parole del nostro vocabolario religioso – ricoperte di polvere per un lungo periodo – possano essere riabilitate, ricaricate del loro potere originario… La sua “nuova santità” è l’integrazione di una esplicita intuizione della universalità e della interconnessione del mondo e di tutti i suoi abitanti. E’ nuova questa santità, eppure è stata sempre con noi cercando di emergere pienamente: Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio né femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. (Gal. 3.28)

Questo pensiero tipicamente Paolino mette insieme il sociale e il mistico. Come Gesù stesso, minaccia ogni struttura di potere secondo cui le distinzioni fra le persone vengono esaltate ad un livello assoluto – la casta, la classe, la religione, i sistemi economici o culturali in cui viviamo. Mette a confronto i sicuri ambienti locali con le sconvolgenti e disturbatrici visioni globali in cui gli orizzonti collassano. Mentre essi crollano, emerge l’universale – sempre più come modo di percepire piuttosto che come oggetto di percezione.

Incontrare il Cristo risorto, cosmico, è essere “in Cristo”. Come appare evidente dalle storie della resurrezione, non può esser afferrato come un oggetto o semplicemente “guardato”. Nel momento in cui cerchiamo di far così, scompare. Bisogna vederlo e possiamo vederlo solo da quel livello di consapevolezza che l’espressione “in Cristo” cerca di evidenziare. E’ più facile descrivere gli effetti di questa esperienza che spiegare come succede. S. Paolo che aveva avuto questa esperienza in prima persona e, a quanto lui stesso dice, ne fu trasformato, afferma: “Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco ne sono nate di nuove”. (2 Cor. 5: 17)

La resurrezione ci riporta indietro in questo mondo, in un modo nuovo che rinnova visione e comprensione. La nuova creazione è un modo di vivere nel mondo, liberati dalle vecchie costrizioni, dalle dipendenze alla violenza come vie di soluzione ai conflitti e dalle trame oppressive e sfruttatrici che si ripetono e che sono culminate nella crisi attuale.

La sfida per un cristiano del nostro tempo consiste nel fatto che identificare la nostra crisi con il mistero cristiano non significa risolvere il problema battezzando tutti….Il significato di missione è cambiato per il cristiano moderno perché il mondo stesso è cambiato ed è cambiata la direzione che esso ha preso. Chiunque fa la sua parte nella risoluzione di una crisi ne esce mutato. Anche l’identità cristiana evolve – infatti si è arricchita ed elevata – quando mettiamo a rischio la nostra fede in uno scontro reale con i problemi del mondo. Restare fuori dalla mischia, giudicando da una posizione di superiorità, vuol dire rimanere intrappolati in una mentalità difensiva, nel fondamentalismo ed esclusivismo che finiscono per distruggere la fede perché erodono la compassione. Credere in una nuova creazione piuttosto che in un’altra creazione significa, comunque, che possiamo favorire il capovolgimento delle crisi collettive verso la speranza e verso un cambiamento positivo piuttosto che verso la disperazione e la catastrofe.

Laurence Freeman OSB

Estratto da: “Newsletter” Aprile2011