Letture settimanali 11 agosto 2013

I primi Padri del deserto hanno presto scoperto che una delle barriere che ogni uomo e ogni donna di preghiera devono valicare è ciò che essi  descrivono come accidia.

L’accidia è un concetto psicologico abbastanza complesso, ma contiene le nozioni di noia, aridità, insoddisfazione, un senso di disperazione, di non far progressi. Penso che abbiamo tutti un certo grado di familiarità con queste manifestazioni dell’ego. In effetti, il concetto di accidia è  particolarmente moderno. Penso che la gente  nella nostra società si annoi molto facilmente. La noia ci rende  inquieti e incoerenti nei nostri impegni, lo fa con tutti noi. Proprio come gli antichi monaci che di solito si facevano un giro fino ad Alessandria per distrarsi un pochino di tanto in tanto, così noi, nella nostra società secolarizzata, in genere siamo sul chi-va -là  alla ricerca di  distrazioni. Chi ha scoperto il sentiero della meditazione si sentirà spesso attrarre da un’inclinazione contraria: quella di togliere il collo dal giogo per tirare un po’ il fiato. Siamo tutti in cerca di divagazioni, perché ci stanchiamo un po’ della monotonia del nostro impegno quotidiano in un pellegrinaggio che ci mette alla prova con lunghi periodi in cui non accade niente.

Giusto l’altro giorno un giovane è venuto a farmi visita e mi ha chiesto: “Come fate a sopportare di guardar fuori dalla finestra e vedere ogni giorno la stessa cosa ? Non vi fa diventare matti ? “Forse la vera domanda dovrebbe essere: “Com’è che  abbiamo la possibilità di vedere sempre così tante cose quando guardiamo fuori dalla stessa finestra ogni giorno ?” Gli antichi Padri sapevano che la noia viene dal desiderio, il desiderio di successo o di fama, di qualcosa di nuovo, di un mutamento di circostanze o di attività, di rapporti diversi, di  un gioco nuovo, qualunque possa essere.

La preghiera pura restringe il desiderio. Nel silenzio immoto della preghiera, sempre più quieto e immobile man mano che  ci accostiamo alla Fonte di tutto ciò che è, di tutto ciò che può essere, siamo talmente ricolmi di meraviglia che non c’è spazio per il desiderio. Non è che trascendiamo il desiderio piuttosto, semplicemente non c’è più spazio, in noi, per un desiderio di quel genere. Tutto il nostro spazio è ricolmo della meraviglia di Dio. L’attenzione, che si dissipa nel desiderare, viene richiamata ed assorbita in Dio. [. . . .]

Meditando, lasciamo andare il desiderio di controllo, di possesso, di dominio. Al contrario, cerchiamo  solo di essere chi siamo, ed essendo la persona che siamo, noi siamo aperti al Dio che è. Un risultato di questa apertura è che siamo ricolmi di meraviglia e del potere e della forza di Dio, che è il potere di essere e la forza di essere innamorati. Quando si è innamorati è impossibile annoiarsi.

John Main OSB

Estratto da “Il cuore della creazione”