Letture Settimanali 10 marzo 2013

Di tanto in tanto, attraverso la grazia, la fede e la semplicità del mantra, possiamo essere guidati nella pace profonda e nella serenità.

La nostra consapevole esistenza diventa armoniosa, e riflette dal profondo del nostro essere la calma e la gioia della vita di Cristo risorto. Corpo, mente e spirito sono uniti nella pace, come una coppia che, dopo molto discutere, torna alla bontà basilare e all’amore della loro relazione. Per quanto la riguarda, la mente vede i suoi interminabili monologhi interiori e le ansie auto-esagerate cadere improvvisamente e calmarsi in modo meraviglioso. Diventa silente, stupita della propria capacità di restare immobile (forse non consapevole che per colpa  dei pensieri,  non è mai del tutto calma!) e di lasciare andare i  desideri ossesivi e le paure. [. . . .]

Poi ci sono volte – forse fugaci momenti – in cui  siamo condotti interamente fuori da noi stessi. Non siamo addormentati. Ma non siamo neppure svegli nel senso comune. Infatti, rispetto a questo, il nostro solito stato di veglia è più simile a un sogno che a una veglia. La chiarezza della consapevolezza di cui godiamo c’è perché l’io che ne vuole godere è scomparso.

“Non io vivo, ma Cristo vive in me.” E ‘ San Paolo che descrive questo stato trans-personale, ego-trascendente da buddista, o un panteista? Chi era l’io che non vive più? Chi è il sé nel quale solo Cristo, immagine perfetta del Dio invisibile, vive? Queste sono domande importanti e senza fine. Ma la loro importanza ha effetto dopo che ciò è avvenuto. Durante lo stato di semplice unione, queste domande, come tutti i pensieri, si esauriscono nell’ assoluta presenza di “Colui che è veramente.” Torniamo alla realtà ordinaria e ricordiamo l’ultimo pensiero che avevamo prima dell’esperienza fatta – la nostra sete, il nostro scoperto in banca, i problemi che i nostri figli si trovano ad affrontare. In poco tempo siamo assorti nel nostro mondo di pensieri familiari. Dio diventa un traguardo che stiamo cercando di raggiungere o capire, o una memoria di cui sentiamo nostalgia, piuttosto che l’IO SONO d’amore che inonda il nostro essere più profondo.

I primi monaci cristiani ben compresero questi stati di passaggio della vita spirituale. Cassiano ha scritto del “sonno letale” di preghiera, quando la mente gode nel lasciarsi cullare e nel provare sensazioni annebbiate. Si tratta di una forma di “sonno del Getsemani” degli apostoli. Cassiano ha anche descritto la “pace perniciosa”, una frase forte riferita alla calma emotiva e mentale a cui cerchiamo di aggrapparci non appena ne diventiamo consapevoli. Nessuno di questi stati, di estasi, sonno o consolazione, sono l’obiettivo della preghiera. Per quanto attraenti possano essere , e dolorosa la loro perdita, c’è un altro obiettivo. Una condizione di completa semplicità che richiede non meno del tutto, come dice Giuliana di Norwich.

Povertà di spirito, purezza del cuore. Lo stato complessivo delle Beatitudini. La vita in Cristo. E’ lo stato in cui la mente si fonde con il cuore, non solo per qualche istante senza tempo, ma in modo saldo e permanente. Come una candela che brucia in uno spazio senza vento. Come l’uomo che ha costruito la sua casa sulla roccia del vero Sé, piuttosto che sulle sabbie dell’ego.

Laurence Freeman OSB

Estratto da “Web of Silence”