Insegnamenti settimanali del 9 agosto 2020

La porta stretta

“La porta che conduce alla vita è piccola e la strada è stretta, dice Gesù.

È stretta perché è il prodotto del concentrare, del focalizzare tutto il nostro essere, tutte le nostre energie e facoltà su una cosa sola”, dice John Main in “Dalla Parola al Silenzio”. Ci concentriamo sulla nostra singola parola sacra, sul nostro mantra e abbandoniamo tutto il resto, i nostri sogni ad occhi aperti, le immagini, i pensieri, comprese le strutture e i dogmi del nostro credo cristiano. Ma sappiamo bene che è facile dire “ripeti la parola” ma non è così facile farlo. È molto piacevole stare semplicemente seduti e seguire i propri pensieri e fantasie; non richiede alcuno sforzo, perché il nostro cervello è nella sua usuale modalità operativa. Può essere rilassante sotto certi punti di vista. È proprio vero che “la porta ampia e la strada facile portano alla distruzione”.

Capiamo che questo sentiero è facile, ma perché porta alla distruzione? Perché questa strada ci farà rimanere sempre alla superficie e non scopriremo mai la totalità del nostro essere che è fondamentalmente il nostro essere spirituale, la nostra connessione con il Divino. È la nostra fede, la nostra fiducia, che cresce attraverso l’esperienza di ogni sessione di meditazione, e che ci incoraggia a compiere lo sforzo di prestare piena e amorevole attenzione alla nostra parola sacra.

Ci viene detto che questo conduce al nostro centro dove lo spirito di Cristo abita in noi, ma dobbiamo crederci per fede; è un salto nel non conosciuto. Se osiamo farlo, verremo condotti attraverso la ripetizione del mantra “in una esperienza di libertà che regna al centro del nostro essere… aiutandoci a distogliere la mente da noi stessi” (Dalla Parola al Silenzio). La libertà arriva dall’essere liberati da tutta la struttura dei nostri pensieri, da tutte le nostre paure e desideri, il nostro bisogno di essere ben considerati, il nostro desiderio di essere conformi a quello che gli altri e la società si aspettano da noi. È meraviglioso lasciare andare tutti questi pensieri che girano a vuoto nella nostra mente; tutti sono in un modo o in un altro relativi alla nostra auto-conservazione.

Ancora una volta siamo alternativi alla cultura corrente. L’ultima cosa che la nostra cultura ci incoraggia a fare è “rinunciare a se stessi”. La nostra società e la sua mentalità incoraggiano l’ego ad avere un controllo ferreo. Viene posta enfasi alla auto-promozione e auto-rappresentazione per assicurarci non solo che sopravviveremo ma che lo faremo meglio di chiunque altro, con l’ipotizzato premio di potere e stima. “Rinunciare a se stessi” nella vita e nella meditazione è un concetto che alcuni usano come scusa per mollare, in genere perché sentiamo di non essere abbastanza bravi a sopravvivere nella competizione della vita.

Ma John Main continua in “Dalla Parola al Silenzio” indicando che “la nostra meditazione non è uno scappare via da, non è un tentativo di evadere le responsabilità del nostro essere o le responsabilità della nostra vita e delle nostre relazioni.” Senz’altro ci lasciamo alle spalle, temporaneamente, il nostro sé consapevole, il nostro ego con tutti i suoi desideri e i bisogni primari di sopravvivenza. Ma questo ci porta a scoprire nel silenzio l’interezza del nostro essere e il suo centro, il nostro vero sé. Nel fare questo, permettiamo a questa parte spirituale, essenziale del nostro essere, di permeare e influenzare il nostro essere superficiale, il nostro ego, con i doni di vera intuizione delle situazioni in cui ci troviamo e di saggezza. In effetti, accettiamo più intensamente, con sapienza e comprensione, “la responsabilità del nostro essere o le responsabilità della nostra vita e delle nostre relazioni.”.

Kim Nataraja