Insegnamenti settimanali del 6/6/2021 – L’importanza del Vangelo

L’importanza del Vangelo

Spesso rimaniamo molto colpiti dalla grande diversità di forme in cui il cristianesimo si esprime al giorno d’oggi. Molti di noi pensano che se ritornassimo all’inizio dei tempi cristiani sfuggiremmo a questa varietà e scopriremmo una sola forma pura. Purtroppo questa è un’illusione. Laurence Freeman in “Gesù, il maestro interiore” ricorda che: “L’idea che una volta esistesse una ortodossia cristiana unica e monolitica, poi frammentata o diluita, non trova riscontro nella ricchezza e diversità delle prospettive presenti nei Vangeli.”

Gesù era un maestro carismatico che ha condiviso la sua saggezza oralmente e cercare di catturare il vero spirito del suo insegnamento era molto difficile. I primi cristiani sentirono ciò che si adattava alla loro visione del mondo e ciò che risuonava in loro. Perciò le sue parole sono state filtrate attraverso il loro contesto culturale, psicologico, mentale ed emotivo. Il risultato è che ci sono state varie e differenti interpretazioni e racconti della vita e dell’insegnamento di Gesù, ognuna con la propria influenza individuale – da qui le incongruenze. “San Luca sottolinea, in apertura del suo Vangelo, che nel primo secolo dopo la risurrezione circolavano molti altri racconti, ‘seguendo le tradizioni tramandate a noi dai testimoni oculari e servitori del Vangelo.”

Laurence Freeman continua: “Non possiamo mai sapere con certezza, ‘di fatto’, chi ha scritto i vangeli attribuiti a Matteo, Marco, Luca e Giovanni… Gesù ha comunicato il suo messaggio per via orale… Era un insegnamento di vita di ‘colui che ha insegnato con autorità… Questi testi sono cresciuti all’interno di entrambe le tradizioni orali e scritte, ma sono state ulteriormente affinate dalla preghiera personale e dalla discussione comune.” Dobbiamo ricordare anche che questi quattro vangeli canonici “sono stati scritti per le persone che vivevano fuori della Palestina, due o tre generazioni dopo gli eventi che essi descrivono… I Vangeli sono diverse finestre che guardano alla stessa realtà.”

La prova di questa diversità iniziale può essere trovato nelle scritture che sono giunte fino a noi. Paolo rimprovera i Corinzi per “le contese”, perché “ognuno di voi sta dicendo, “Io sono un uomo di Paolo”, o “io sono per Apollo”; ‘io seguo Cefa’, oppure ‘Io sono di Cristo’. Leggiamo negli Atti e nei Galati che c’erano differenze di opinione anche tra Pietro e Paolo, Paolo e Giacomo e Giovanni e Tommaso. Queste divisioni non erano di aiuto, soprattutto perché si verificarono nel corso di un periodo di terribili persecuzioni e di martiri.
Inoltre, in questi primi secoli non c’era in realtà nessuna istituzione riconosciuta chiamata Chiesa. C’erano pochissimi vescovi, non c’era nessun credo e non c’era alcun canone delle Scritture accettato. A parte Alessandria, dove c’erano edifici destinati al culto (Alessandria era una città protetta perché era il granaio dell’Impero Romano), la gente si incontrava, per ragioni di sicurezza, in piccoli gruppi nelle case – molto simili ai nostri attuali gruppi di meditazione in tutto il mondo.

Per far fronte a questa diversità, Ireneo, vescovo di Lione (130-202 d.C), uno dei pochi vescovi esistenti a quel tempo, decise di riconoscere solo quattro Vangeli, Matteo, Marco, Luca e Giovanni e le lettere di San Paolo come “ortodossi”, cioè ‘”il pensiero giusto “, che formano il “canone”, la linea guida, con l’obiettivo di raggiungere una certa unità nella Chiesa primitiva. Scelse il Vangelo di Giovanni, piuttosto che il Vangelo di Tommaso – anche se quest’ultimo era molto popolare – puramente per una scelta personale: il suo maestro Policarpo era stato un discepolo di Giovanni. Ireneo poteva, quindi, sostenere l’importantissima successione apostolica. Tutti gli altri vangeli – e i gruppi che li hanno usati – sono stati considerati “eretici”, che letteralmente significa “qualcuno che sceglie”. Alcuni di questi avevano anche un pedigree apostolico, ma Ireneo ritenne che, da qualche parte, una linea dovesse essere tracciata.

Kim Nataraja