Insegnamenti settimanali del 5/1/2020 – La vocazione umana

La vocazione umana

Evagrio Pontico è stato in un primo momento parte integrante della Chiesa ‘ortodossa’ del IV secolo; ha contribuito con passione a tutti i dibattiti che hanno segnato la chiesa primitiva, fondamentalmente basati su chi era veramente Gesù e sul significato della sua vita e del suo insegnamento.

Successivamente, per motivi personali, Evagrio lasciò la vita nel mondo e divenne un Padre del deserto profondamente amato e rispettato, un vero e proprio ‘Abba’. Era molto ricercato come guida spirituale da parte di uomini e donne, normali cristiani, che come lui si erano ritirati nel deserto egiziano per condurre una vita profondamente cristiana, prendendo Gesù a loro esempio.

Evagrio condusse una vita estremamente ascetica, totalmente dedicata alla preghiera, come possiamo vedere da questa variazione sul Vangelo in cui dice: “Va ‘, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri, e prendi la tua croce in modo da poter pregare senza distrazioni”. Preghiera e sequela di Gesù erano la stessa cosa per lui. Ma la sua attenzione maggiore è posta sulla preghiera personale: “La vanagloria spinge a pregare nelle piazze, ma chi vi si oppone, prega nella sua stanza.”

Per via della sua vita nel mondo così come nel deserto, Evagrio apprezzava l’importanza della teologia, della fede e dell’esperienza spirituale reale. Non separava questi aspetti: “Se sei un teologo preghi veramente. Se veramente preghi sei un teologo.” Non solo per lui ma per tutti i primi cristiani teologia e preghiera contemplativa andavano fianco a fianco.

Evagrio era assolutamente convinto che la vocazione umana fosse quella di scoprire ‘l’immagine’ di Dio in noi e raggiungere la ‘somiglianza’ a Lui. Pensava al viaggio spirituale come fatto di due livelli: ‘praxis’ e ‘theoria’. Praxis è il cammino spirituale in cui la preghiera ci aiuta ad arrivare all’auto-conoscenza, a riconoscere i desideri guidati dall’ego che ci tengono lontani dal nostro vero sè. Più sappiamo chi siamo veramente, più possiamo staccarci dai nostri vizi e agire secondo virtù.

Theoria è la contemplazione di Dio. Evagrio considera la stessa ‘theoria’ composta di due livelli. Natura, come creazione di Dio, è il primo livello di contemplazione. Manifestazione dell’ Inconoscibile. Creazione, compreso l’uomo, vista come essenzialmente buona; e quindi ci permette di penetrare dalla comune realtà superficiale alla Realtà Divina: ”Per quel che riguarda chi è lontano da Dio… Dio ha permesso loro di avvicinarsi alla conoscenza di lui ed al suo amore per mezzo delle creature”. Perciò dunque non solo la scrittura ma anche la natura stessa ci avvicina ad una certa ‘conoscenza’, un senso di interconnessione e di meraviglia.

Il secondo livello di contemplazione è quello della contemplazione delle cose non viste con i sensi, ma ‘con un semplice sguardo dello spirito’. Questa è la preghiera ‘pura’ , possibile solo andando oltre la superficie, lasciando scorrere via tutti i pensieri, le immagini, le forme. E’ il passaggio dalla molteplicità alla semplicità. E’ la meditazione.

Kim Nataraja